Crisi e procedure concorsuali

E’ esclusa la compensazione del credito acquistato successivamente alla dichiarazione di fallimento

Trib. Monza, 12 ottobre 2015, n. 2519 (leggi la sentenza)

Il Tribunale di Monza, con la recente sentenza n. 2519 del 12 ottobre 2015, interviene in materia di compensazione del credito in sede fallimentare.

Sul punto, l’art. 56 L.F sancisce che: “i creditori hanno diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento. Per i crediti non scaduti la compensazione tuttavia non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra i vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell’anno anteriore”.

Nel caso di specie, oggetto di decisione da parte del Giudice di Monza, il Fallimento S.E.M. S.r.l. otteneva l’emissione di un decreto ingiuntivo e la condanna a corrispondere una somma pari al credito vantato dalla procedura nei confronti di una società debitrice. La società ingiunta, nel proporre opposizione allegava di aver estinto il proprio debito mediante compensazione con un credito di pari importo originariamente vantato da una terza società nei confronti del fallimento e acquistato dall’ingiunta mediante cessione del credito ex art. 1260 c.c., regolarmente notificato alla Curatela.

Il credito in questione traeva origine da alcune fatture pacificamente scadute prima della dichiarazione di fallimento della S.E.M. S.r.l., cosicché l’unico reale motivo oggetto del contendere era se fosse compensabile o meno il credito del Fallimento con un contro-credito scaduto prima della dichiarazione di fallimento ma fatto oggetto di cessione a terzi, a loro volta debitori della massa,  intervenuta successivamente a tale data.

E’ opinione del Tribunale che non si possa prescindere da una interpretazione letterale dell’art. 56 L.F., il quale sembra circoscrivere il limite della compensabilità ai soli crediti non scaduti e acquistati dopo la dichiarazione di fallimento o, comunque, nell’anno ad essa anteriore, e non già per quelli acquistati dopo ma già scaduti prima di essa, come innegabilmente avvenuto nel caso in oggetto.

Nei medesimi termini è la conclusione a cui è giunta la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza 2695/2013, che ha inteso circoscrivere “l’area di applicazione dell’art. 56, comma 1, legge fallimentare, per il quale la compensazione è applicabile in sede fallimentare sempre che la causa genetica del diritto del creditore in bonis nei confronti del fallito sia anteriore al fallimento, ancorché il credito medesimo venga a scadenza in data successiva”. A dire della Suprema Corte, in particolare, “il medesimo principio di diritto non è tuttavia applicabile quando si verifichi la fattispecie contemplata nell’art. 56 l.f., comma 2, che espressamente prevede l’inapplicabilità della compensazione quando si tratti di credito non scaduto alla data di dichiarazione della fallimento, se il credito medesimo sia stato acquistato per atto tra vivi dopo la dichiarazione del fallimento o nell’anno anteriore”.

Insomma, è lo stesso art. 56, comma 2, L.F. a prevedere espressamente la facoltà per il debitore del fallito di portare in compensazione crediti acquistati da altro soggetto anche dopo il fallimento, con l’unico limite rappresentato dall’anteriorità della scadenza del credito rispetto alla data in cui si è aperta la procedura fallimentare.

Ciò non significa, però, che il diritto della compensazione non possa essere oggetto di abuso, tradotto nello specifico intento di perpetuare pratiche elusive della par condicio creditorum. Nel caso in esame, infatti, elementi concreti circa le tempistiche della cessione del credito e la stretta interconnessione tra le due società hanno indotto il Tribunale a dubitare fortemente della natura fisiologica della cessione intercorsa.

Il Tribunale di Monza, pertanto, stante la non contestata sussistenza – oltre che l’ammontare –  del credito ingiunto, si esprimeva con il rigetto dell’opposizione proposta e la integrale conferma del decreto ingiuntivo in favore della Curatela, evidenziando come la compensazione del credito ex art. 56 L.F. non sia applicabile all’ipotesi in cui il creditore abbia acquistato il credito verso il fallito in data successiva alla dichiarazione di fallimento.

2 novembre 2015

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Quando la società è in stato di liquidazione, sulla base di quali criteri il giudice deve effettua...

Crisi e procedure concorsuali

Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Un’opportunità di chiarezza circa le differenze intercorrenti tra due istituti giuridici: la revo...

Crisi e procedure concorsuali

Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Una recente pronuncia del Tribunale di Lecco chiarisce nuovamente le condizioni di ammissibilità al...

Crisi e procedure concorsuali

X