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E’ dovuto il rimborso alla vittima di vishing?

Il Tribunale di Gela ha recentemente respinto la domanda cautelare di un correntista vittima di un episodio fraudolento di tipo vishing.

In particolare il ricorrente chiedeva la condanna della Banca alla restituzione degli importi sottrattigli da ignoti a seguito di ventuno pagamenti (bonifici istantanei) registrati dopo che il medesimo aveva fornito sia i codici OTP sia i codici OTS ad un sedicente operatore della Banca, che lo contattava telefonicamente con il pretesto di “verificare la sicurezza del sistema home-banking”.

Nel caso di specie, la Banca aveva ricostruito con certezza i fatti svoltisi allegando le tracciature delle operazioni effettuate sul portale home banking il giorno della frode ed il ricorrente non aveva contestato il contenuto di tale documento o i fatti specificamente allegati dalla Banca resistente.

In considerazione di quanto precede, a parere del Tribunale, il comportamento del correntista integra un inadempimento degli obblighi contrattualmente assunti ai sensi dell’art. 5 del contratto e risulta connotato da colpa grave, data la sua reiterazione per ben ventuno operazioni e per ben quarantadue codici di conferma ad esse correlate. La gravità della colpa implica che il correntista debba sopportare tutte le perdite derivanti da tali operazioni di pagamento, ai sensi del combinato disposto dell’art. 7, comma 1, lett. a), e dell’art. 12, comma 4, del d.lgs. n. 11/2010, nel testo vigente alla data di effettuazione delle operazioni bancarie per cui è causa.

Inoltre “contrariamente a quanto dedotto dal ricorrente, non rileva che egli fosse convinto di relazionarsi al telefono con un operatore della banca resistente in quanto, come espressamente previsto dalle richiamate condizioni contrattuali, i suddetti codici sono strettamente personali e servono al correntista per effettuare operazioni bancarie sul conto on line in piena autonomia, senza l’intervento degli operatori bancari, che come tale avrebbe dovuto essere escluso dal correntista, secondo ordinaria diligenza, in base alla natura stessa delle operazioni bancarie che stava effettuando, oltre che in ossequio a quanto espressamente previsto e precisato dalle condizioni contrattuali pattuite”.

In definitiva, la domanda del correntista è stata rigettata avendo la Banca fornito prova i) del fatto che tutte le operazioni di pagamento impartite sul conto del ricorrente fossero state autenticate

regolarmente mediante i codici forniti; ii) dell’assenza di anomalie nel sistema di sicurezza e iii) del fatto che il cliente si fosse reso gravemente inadempiente rispetto all’obbligo di custodia degli strumenti e dei codici di accesso che presidiano l’utilizzo dei servizi online.

Trib. Gela, Ord., 23 luglio 2021

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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