Diritto dell'Esecuzione Forzata

E’ contrario ai principi di buona fede il comportamento della Banca che, dopo aver accettato pagamenti costanti e protratti nel tempo dal coobbligato, dia corso all’azione esecutiva avvalendosi della clausola risolutiva espressa

Tribunale di Taranto, 31 marzo 2014

Il Tribunale di Taranto, con provvedimento del 31 marzo 2014, ha accolto l’exceptio dolis generalis sollevata dagli esecutati in sede di reclamo in quanto idonea a paralizzare il diritto di veder risolto il contratto di mutuo ex art. 1456 c.c. sulla base della clausola risolutiva espressa.

Nel caso di specie la Banca notificava atto di precetto nel maggio 2013 sebbene avesse accettato costanti pagamenti mensili effettuati dal coniuge del mutuatario; in particolare veniva effettuato il pagamento di 31 rate mensili, pur se nella misura della metà dell’importo dovuto contrattualmente, da dicembre 2010 a giugno 2013.

Gli esecutati proponevano opposizione all’esecuzione e contestuale richiesta di sospensione della procedura esecutiva che però veniva rigettata dal Giudice dell’esecuzione sulla base dell’assunto secondo cui, dovendo pur sempre essere restituita la sorte capitale residua, sarebbero mancati i presupposti per la sospensione.

Seguiva il reclamo da parte degli esecutati che si vedevano accogliere le proprie doglianze.

In particolare il Tribunale di Taranto accoglieva le eccezioni degli opponenti nella parte in cui veniva rilevata la contrarietà a buona fede dell’azione esecutiva intrapresa dalla Banca nel presupposto dell’avvenuta risoluzione ope legis del contratto di mutuo ex art. 1456 c.c., cui è correlata naturalmente l’esigibilità di tutte le somme ancora dovute.

In particolare il Giudice de quo ha rilevato, nel caso di specie, la mancanza di buona fede in alcune inequivoche circostanze tra cui il fatto che il precetto si limitasse a denunziare il mancato pagamento delle rate di ammortamento scadute senza fare alcun accenno alla precedente avvenuta rinegoziazione del mutuo; ne veniva depositato alcun documento dal quale emergesse una imputazione da parte della Banca del pagamento parziale alla maggiore somma dovuta, magari accompagnata da riserva di avvalersi comunque della clausola risolutiva espressa.

Inoltre, rilevava il Tribunale, il precetto non era neppure preceduto da una lettera con la quale la Banca spiegasse perché non avrebbe piu potuto tollerare un pagamento parziale, pur se constante e pur se accettato per tre anni prima della notifica del precetto.

Ha concluso pertanto il  Tribunale di Taranto che il diritto fatto valere dalla Banca creditrice costituito dall’avvalersi della clausola risolutiva ex art. 1456 c.c. e quindi il configurarsi dell’esigibilità del debito residuo per capitale e interessi non sarebbe meritevole di tutela ex art. 1175 c.c. il quale recita “ il debitore ed il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza”; né tantomeno troverebbe applicazione l’art. 1375 c.c.in tema di esecuzione secondo buona fede del contratto.

In ogni caso detto Tribunale ha ritenuto sussistere il fumus utile per concedere la sospensione dell’esecuzione forzata in attesa del giudizio di merito che dovrà seguire.

29 aprile 2014

(Margherita Domenegotti – m.domenegotti@lascalaw.com )

 

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