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Duplice azione esecutiva: corretto “uso” e non “abuso” dello strumento processuale

Con  una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha ribadito che è facoltà, per il creditore di due o più debitori solidali, di instaurare una pluralità di procedure esecutive parallele a carico di ciascun condebitore sino all’ottenimento dell’integrale soddisfazione del credito.

La vicenda trae origine dall’azione esecutiva intrapresa da una banca che, essendo creditrice di due coniugi, debitori solidali, aveva dapprima sottoposto a pignoramento la pensione erogata dall’INPS ad uno dei due e, successivamente, aveva sottoposto a pignoramento anche il trattamento pensionistico dovuto all’altro coniuge.

L’azione esecutiva nei confronti del secondo coniuge era stata intrapresa nonostante, a seguito della dichiarazione positiva resa dal terzo pignorato, il giudice dell’esecuzione avesse assegnato in pagamento all’Istituto di Credito, nei limiti previsti dalla legge, la pensione del primo esecutato.

Il coniuge aveva dunque proposto opposizione all’esecuzione deducendo l’illegittimità dell’azione intrapresa dalla Banca.

L’opposizione era stata rigettata con sentenza confermata sia dalla Corte d’Appello sia, da ultimo, con la pronuncia in commento, emessa dalla Corte di Cassazione.

La Suprema Corte, in particolare, ha ribadito che il diritto del creditore di agire per il recupero del proprio credito si estingue solo a seguito del pagamento integrale, da parte del terzo pignorato, di tutte le somme assegnate dal giudice, evidenziando come l’effetto estintivo, in caso di pignoramento di quote dello stipendio, non è immediato in quanto si perfeziona solo all’esito dell’accantonamento di tutte le somme necessarie per la soddisfazione delle ragioni del creditore.

Il creditore ha pertanto la possibilità di ottenere due distinte ordinanze di assegnazione, ciascuna nei confronti di un diverso condebitore, sebbene potrà incassare in forza della seconda ordinanza solo quanto sopravanzi, in quel momento, dalla prima.

La Corte ha infine affermato che “in tema di esecuzione forzata, non viola gli obblighi di correttezza e buona fede e non contravviene al divieto di abuso degli strumenti processuali l’iniziativa del creditore di due o più debitori solidali che, in forza del medesimo titolo, intraprenda un’azione esecutiva nei confronti di uno di essi dopo aver ottenuto, nei confronti di un altro condebitore, un’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. fintanto che la stessa non sia stata interamente eseguita dal terzo pignorato sino all’integrale concorrenza del credito per cui si agisce fermo restando il divieto di ottenere più dell’ammontare del credito medesimo, la cui violazione deve essere fatta eventualmente valere in sede esecutiva mediante apposita opposizione. ”

Preme evidenziare che la Corte, già chiamata a pronunciarsi su casi simili a quello che qui ci occupa, si era già espressa in favore della possibilità, per il creditore, di procedere a più pignoramenti in tempi successivi senza dover attendere la conclusione del primo processo di espropriazione, dal momento che il diritto di agire con il recupero forzoso si esaurisce con la piena soddisfazione del credito portata dal titolo esecutivo (Cass. 23847/2008; Cass. 24047/2009; Cass. 24215/2009; Cass. 13205/2012).

Il principio di diritto più volte espresso dalla Suprema Corte è stato recentemente ribadito anche dalla giurisprudenza di merito ed, in particolare, dal Tribunale di Roma il quale, chiamato a pronunciarsi su un caso simile a quello che qui ci occupa, ha evidenziato che il creditore è libero, fino al pagamento integrale del credito, di “notificare al debitore il precetto per l’esecuzione di un titolo esecutivo sulla base del quale egli abbia già promosso azione esecutiva ancora pendente nel momento della notifica del successivo precetto”  e ciò in quanto “la pendenza del procedimento esecutivo non preclude né rende inutile la reiterazione dell’atto processuale che vi da inizio, al fine di porre al riparo la concreta attuazione della pretesa esecutiva dai possibili insuccessi conseguenti ad eventuali vizi di precedenti atti”. (Tribunale di Roma, Ord. 6.5.2020).

Il principio espresso dalla Suprema Corte, ribadito con la pronuncia di merito anzi citata, evidenzia come la giurisprudenza sia uniformemente concorde sulla possibilità di cumulo delle procedure esecutive, intraprese anche contemporaneamente, sino alla soddisfazione integrale del credito.

Cass., Sez. VI, 24 aprile 2020, n. 8151

Maria Beatrice Petralia – b.petralia@lascalaw.com

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