L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

I doveri di collazione in caso di donazione della nuda proprietà di un immobile

In sede di divisione ereditaria, il coerede cui sia stata donata la nuda proprietà di un immobile è tenuto ad imputare alla propria quota di legittima, a titolo di collazione, non il valore astratto della nuda proprietà, come all’epoca ricevuta, bensì il valore dell’intero immobile, attualizzato alla data dell’apertura della successione.

Questo, in sintesi, quanto concluso dal Tribunale di Roma nella recente sentenza n. 2351/2016.

Altrimenti, afferma il Tribunale, “il donatario si avvantaggerebbe ingiustamente del mancato conferimento alla massa di un importo corrispondente alla differenza tra il valore equivalente alla nuda proprietà e quello equivalente alla piena proprietà dello stesso”, e quindi di quel significativo “delta” incrementale che la donazione acquisisce nel momento in cui, a seguito della morte del donante, la sua nuda proprietà si consolida, a tutti gli effetti, in piena proprietà.

Del resto, l’acquisizione della piena proprietà del bene in capo al donatario a far data dalla morte del donante – e quindi dall’apertura della successione – lo rende proprietario di un bene che, se non fosse intervenuta la donazione, rientrerebbe a pieno titolo, e ovviamente con il valore attuale, nel compendio ereditario.

Con la conseguenza che la sua sottrazione dello stesso dal compendio, per effetto, come detto, del suo appartenere al solo coerede/donatario, non può che essere riequilibrato proprio facendo applicazione dell’istituto della collazione, calibrata sull’intero valore che il bene possiede all’apertura della successione.

Trib. Roma, n. 2351

Benedetta Minotti b.minotti@lascalaw.com

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