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Domicilio telematico: al bando le notifiche presso la cancelleria

E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione secondo la quale, anche nel caso in cui il difensore abbia omesso di eleggere domicilio nel comune in cui ha sede l’ufficio competente, non è più possibile procedere alle comunicazioni e notificazioni presso la cancelleria.

Nel caso di specie veniva contestata dal ricorrente la nullità della notificazione della sentenza impugnata in quanto eseguita presso la cancelleria della Corte d’Appello a causa dell’omessa elezione di domicilio anziché presso l’indirizzo PEC indicato in atti. Il controricorrente eccepiva invece come l’indicazione della PEC fosse espressamente destinato alle sole comunicazioni di cancelleria, con esclusione delle notificazione a cura di parte.

Secondo il Supremo Collegio, fermo restando quanto previsto dall’art. 82, comma 2, r.d. n. 37/1934 in virtù del quale gli avvocati che “esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso”, è necessario un raccordo con il cd. “domicilio telematico” e con la disciplina delle notificazioni a mezzo PEC.

Esigenze di coerenza sistematica alla luce dell’evoluzione giurisprudenziale e normativa in materia inducono, infatti, ad affermare che “oggi l’unico indirizzo di posta elettronica certificata rilevante ai fini processuali è quello che il difensore ha indicato, una volta per tutte, al Consiglio dell’ordine di appartenenza”. Ai sensi dell’attuale art. 125 c.p.c. infatti il difensore deve indicare il proprio codice fiscale come criterio di univoca individuazione dell’utente SICID, consentendo dunque di risalire all’indirizzo PEC tramite il registro pubblico UNI-PEC.

Ogni avvocato è in conclusione munito di un “domicilio digitale” conoscibile da parte di ogni terzo attraverso la consultazione dell’Indice nazionale degli indirizzi di posta certificata (INI-PEC) e corrispondente all’indirizzo PEC che l’avvocato al consiglio dell’ordine di appartenenza e da questi comunicato al Ministero della Giustizia”.

Ne deriva pertanto che l’ambito di operatività della domiciliazione ex lege presso la cancelleria risulta limitato ai casi in cui le notificazioni non possano essere effettuate per via telematica per causa imputabile al destinatario.

Alla luce di tali considerazione pertanto nel caso di specie, la Corte rileva la nullità della notificazione della sentenza impugnata con il conseguente inidoneità a far decorrere il termine breve di impugnazione e il rigetto dell’eccezione di tardività dell’impugnazione, che viene dichiarata infondata nel merito.

Cass., Sez. III Civ., 11 luglio 2017, n. 17048

Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com

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