Crisi e procedure concorsuali

Domande supertardive, termini di decadenza e riammissione in termini

Trib. Udine, 8 maggio 2013 

Massima: “Il termine ultimo per la presentazione delle domande tardive di insinuazione al passivo è un termine perentorio di decadenza, superabile solo nel caso di non imputabilità del ritardo, che introduce una deroga processuale al principio della par condicio creditorum, non diversamente da quanto previsto nell’esecuzione individuale per i creditori che non siano muniti di titolo. […]La legislazione fallimentare non può subire deroghe derivanti da eventuali termini più lunghi di decadenza previsti dalla legislazione tributaria del diritto dell’ente locale di procedere all’accertamento delle imposte dovute, nonché di iscrizione a ruolo e riscossione dei relativi tributi evasi. Infatti, il termine ultimo entro cui può essere effettuata l’attività di accertamento del tributo, che è un termine di decadenza dell’attività accertativa dell’ufficio, nonché l’analogo termine per l’iscrizione a ruolo dello stesso, non impedisce in alcun modo la decorrenza dei termini previsti dalla legge fallimentare.” (leggi la sentenza per esteso)

 Con decreto dell’8 maggio 2013, il Tribunale di Udine, pronunciandosi in un giudizio in opposizione allo stato passivo, ha affrontato due rilevanti questioni in merito alla perentorietà del termine ultimo del deposito delle domande tardive ex art. 101 comma IV l.f. e all’applicazione di tale disposizione alla legislazione tributaria.

In primis, il Tribunale friulano, conformemente all’orientamento giurisprudenziale formatosi sul punto, ha affermato che, ai sensi dell’art. 101 IV comma l.f., il termine ultimo per il deposito delle domande tardive di ammissione allo stato passivo è un termine perentorio di decadenza. Tuttavia, derogando il principio della par condicio creditorum, le domande tardive possono essere presentate anche dopo il decorso del termine finale, unicamente nell’ipotesi in cui il ritardo sia dipeso da causa non imputabile al creditore. La verifica della causa non imputabile della domanda è da compiersi sulla base dei canoni interpretativi di cui all’art. 1218 c.c., in materia di responsabilità contrattuale, con l’inevitabile conseguenza che ultratardività può dipendere solo da fattori causali esterni alla volontà del creditore, quali: forza maggiore, caso fortuito ed errore incolpevole. Il Collegio ha, altresì, precisato che il termine ultimo per la presentazione della domanda tardiva (entro dodici o diciotto mesi) “deve decorrere non necessariamente dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, ma può anche decorrere –in determinate ipotesi- dalla data in cui viene meno la causa non imputabile, che ha determinato l’impedimento della presentazione della domanda tempestiva, quale ad esempio l’incolpevole non conoscenza dell’apertura della procedura, perché non è stato dato avviso al creditore da parte del Curatore”, sempre che quest’ultimo non riesca a dimostrare che il creditore era comunque informato della pendenza della procedura concorsuale.

In secundis, il Collegio ha ritenuto che il termine perentorio di decadenza della presentazione della domanda di ammissione allo stato passivo previsto dalla legislazione fallimentare, non può subire deroghe derivanti da eventuali termini più lunghi di decadenza previsti dalla legislazione tributaria per l’attività di accertamento delle imposte dovute  (in senso conforme v. Trib. Salerno 20 maggio 2013).

Nel caso de quo il Comune opponente, nonostante fosse informato dell’apertura della procedura concorsuale – avendo notificato gli avvisi di accertamento per crediti tributari per ICI direttamente al Curatore e avendo ricevuto tempestivamente dalla Procedura comunicazione ex art. 92 l.f. – aveva addotto come causa a lui non imputabile i ritardi derivanti dall’espletamento della procedura di riscossione del credito affidata alla società Esatto S.p.A., la quale aveva avvisato tardivamente il Comune del mancato pagamento dei tributi. Solo successivamente a tale comunicazione il Comune provvedeva al deposito ultratardivo della domanda di ammissione. Il Tribunale, rigettando il ricorso in opposizione allo stato passivo, non essendo stata provata la causa non imputabile all’Ente creditore, ha ritenuto che tale situazione non integrasse l’ipotesi del ritardo incolpevole, non giustificando pertanto la riammissione in termini dell’Ente locale nella Procedura concorsuale.

In conclusione il Tribunale friulano, con l’esaminata pronuncia, ha impedito, nel pieno rispetto  della par condicio creditorum, che tale principio potesse essere discrezionalmente derogato per ragioni organizzative interne alla posizione  dell’ente locale creditore e comunque estranee alla procedura concorsuale.

(Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com)

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