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Domanda ultratardiva, la Cassazione: “io non c’entro”

La valutazione circa la non imputabilità al ricorrente del ritardo nella presentazione della domanda di ammissione al passivo spetta al giudice di merito ed è sottratta al giudizio di legittimità

La Corte di Cassazione non ha dubbi: il giudizio sull’ammissibilità delle domande ultratardive spetta al Giudice di merito.

Il caso è spinoso.

La domanda di ammissione al passivo presentata dagli eredi di un creditore ammalatosi e deceduto proprio nell’anno previsto dall’articolo 101 l.f. per il deposito delle domande tardive, viene ritenuta inammissibile in quanto depositata oltre il predetto termine.

La corte territoriale aveva, altresì, ritenuto che non sussistesse alcuna causa dalla quale potesse escludersi che il ritardo non era imputabile ai ricorrenti. In particolare, il Giudice dell’opposizione ha ritenuto spirato il sopraindicato termine, anche considerando la sospensione feriale e il periodo della malattia del creditore defunto, negando che dall’acquisizione del credito da parte degli eredi potesse decorrere un ulteriore anno per depositare la domanda di ammissione.

Il giudizio in merito alla non imputabilità del ritardo, continua la Suprema Corte, “non può intendersi come semplice assenza di colpa ma deve fondati su elementi oggettivi ed estranei al creditore, che nella specie il giudice di merito ha accertato come insussistenti con un apprezzamento di fatto” censurabile in sede di legittimità solo nel caso in cui venga omesso da parte del Tribunale, l’esame di un fatto decisivo per il giudizio (ai sensi dell’articolo 360, comma 1, numero 5, c.p.c.

V’è da considerare – precisa la Cassazione – che essendo il termine dell’articolo 101 l.f. stabilito a pena di decadenza, il suo decorso genera presunzione di inammissibilità della domanda.

Insomma, è onere del creditore superare tale la presunzione dimostrando che il proprio ritardo non sia concretamente dipeso da causa a lui imputabile, “il che implica una valutazione fattuale che […] è riservata al Giudice di merito”.

Cass., Sez. I, 05 settembre 2018, n. 21661

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

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