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Domanda sfornita di prova in assenza di documentazione contabile

Il Tribunale di Taranto, chiamato a pronunciarsi su una domanda di ripetizione di indebito promossa da un correntista nei confronti di un Istituto di Credito, ha pronunciato il principio -oramai consolidato- che incombe sull’attore l’onere di fornire la prova sia dell’avvenuto pagamento, sia della mancanza di causa debendi , con la conseguenza che “nei rapporti di conto corrente bancario, il correntista che agisce in giudizio per la ripetizione di indebito è tenuto alla prova degli avvenuti pagamenti e della mancanza di una valida causa debendi, essendo altresì onerato della ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, con la conseguenza che non può essere accolta la domanda di restituzione se siano incompleti gli estratti conto attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione. (cfr. Cass. 24948/2017)”.

Nel caso in esame, il correntista ometteva di produrre tutti gli estratti conto non consentendo al Tribunale di Taranto di accertare le pattuizioni convenute ed il rispetto delle stesse da parte della Banca: “(…) la relativa domanda risulta sfornita di prova giacché la mancanza della documentazione contabile inibisce la ricostruzione dell’andamento del rapporto”.

Il Tribunale, passando ad esaminare il motivo di doglianza concernente la violazione del divieto di anatocismo, ritiene che anche il predetto rilievo debba essere disatteso “per aver la Banca praticato la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi” avendo la Banca rispettato -nel caso concreto- le condizioni minime affinché possa essere affermata la conformità alla legge dell’anatocismo “che riposa non solo sulla necessità che sia assicurata la pari periodicità della capitalizzazione, ai sensi dell’art. 120, 2 co. TUB nel testo ratione temporis vigente, ma anche che la modifica in tali termini sia portata a conoscenza dell’interessato e sia stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (…)”.

Quanto all’usura, invece, il Tribunale aderisce al principio da ultimo ribadito dalle SS.UU. della Corte di Cassazione: “non possiede alcuna rilievo la doglianza relativa all’usura sopravvenuta in quanto è dato discorrere di interessi usurari solo relativamente ai tassi così come stabiliti al momento della pattuizione e non al momento della corresponsione degli interessi” (cfr. Cass. SS.UU. sent. n. 24675/2017).

In considerazione dei principi espressi la domanda attorea è stata rigettata in quanto infondata con condanna di parte attrice alle spese di soccombenza.

Trib. Taranto, 18 dicembre 2020, rg n. 1750/2018

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

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