Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

I presupposti per la risoluzione del concordato preventivo

Nell’ambito di un concordato preventivo, omologato in forza di un programma quinquennale, in cui la situazione reale delinei un quadro del tutto difforme rispetto a quello oggetto della votazione da parte dei creditori e con prospettive di soddisfacimento degli stessi divenute, ormai, del tutto incerte sia nelle tempistiche che nella misura, l’azione di risoluzione del concordato preventivo per inadempimento ex art. 186 L.F. proposta anche da uno solo dei creditori, non potrà che risultare del tutto legittima.

In tal senso si è espresso il Tribunale di Treviso con la sentenza n. 199/16 del 21/09/2016, così specificando il principio espresso dal comma 1 del succitato art. 186 L.F. ed evidenziando come “L’azione di risoluzione del concordato preventivo per inadempimento ex art. 186 L.F. va valutata in relazione alla massa dei creditori  e alla totale incertezza  che questi possano venir soddisfatti nei tempi e nella percentuale prevista e non con riferimento alla singola posizione debitoria del soggetto che l’ha proposta.”

Dirimendo il caso sottopostogli, il Tribunale trevigiano ha, inoltre, specificato che potrebbe risultare idonea a paralizzare la domanda di risoluzione di un concordato ai sensi dell’art. 186 L.F., in ragione del ritardo accumulato nell’adempimento e delle  dubbie prospettive di soddisfacimento dei creditori, soltanto l’assunzione, da parte di un terzo, degli obblighi posti in capo alla società debitrice dal concordato, con conseguente liberazione immediata della stessa.

Nel caso di specie, però, questa condizione di non applicabilità della risoluzione ex art. 186, 4° comma, L.F., non si era realizzata in quanto la società terza si era sì impegnata a prendere in affitto un ramo dell’azienda della debitrice e, successivamente, di acquistarlo insieme al magazzino residuo ma aveva, contestualmente, esplicitamente escluso qualsiasi subingresso da parte sua nei rapporti attivi o passivi e/o obbligazioni o debiti della proponente il concordato.

In generale, quindi, a fronte di un effettivo ritardo accumulato nella liquidazione della procedura e dell’avvenuta valutazione circa la non scarsa importanza dell’inadempimento previsto, potrà trovare accoglimento la domanda di risoluzione del concordato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 186 L.F., presentata anche da uno solo dei creditori concordatari.

Sarà, invece, idonea a paralizzare tale domanda un’eventuale ipotesi alternativa di soddisfacimento del credito – per quanto non in linea con il programma votato dalla massa dei creditori ed omologato dal Tribunale – se questa si concretizza con l’assunzione, da parte di un soggetto terzo, degli obblighi della debitrice stessa e con la conseguente ed immediata liberazione della stessa, come espressamente richiesto dal comma 3 del succitato art. 186 L.F..

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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