La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Inammissibile la domanda di ripetizione se il correntista non produce il contratto

Il Tribunale di Siena punisce con la soccombenza quel correntista che, convenendo in giudizio la banca per ripetizione dell’indebito maturato a seguito di applicazione di interessi a vario titolo illegittimi, non produca il contratto e un solo trimestre di estratti di c/c, così inficiando la CTU contabile che si ritiene inattendibile.

Nel merito della vicenda, una società conveniva in giudizio il proprio istituto di credito lamentando l’applicazione di tassi ultralegali, anatocistici nonché usurari al rapporto di conto corrente dalla medesima intrattenuto con la banca sin dagli anni ’70, invocando idonea CTU contabile per la richiesta di ripetizione dell’indebito.

Durante la fase istruttoria della causa, ammessa la perizia contabile, l’attore ometteva però di produrre il contratto di c/c e l’estratto analitico relativo ad un trimestre di movimentazioni del c/c medesimo, pure (inutilmente) invocando il rimedio ex art. 210 c.p.c..

Il Tribunale, in rigida applicazione del noto principio di cui all’art. 2697 c.c., ha ritenuto che il correntista che intenda domandare la ripetizione dell’indebito, deve dimostrare i fatti costitutivi del suo diritto, dovendo quindi produrre gli estratti conto integrali del rapporto a decorrere dalla sua apertura e sino alla chiusura del conto (trattandosi di azione ex art. 2033 c.c.). Ciò in quanto non si deve confondere l’onere di conservazione decennale della documentazione contabile con quello di provare il proprio credito.

Nella parte motiva della sentenza, alla luce della richiamata carenza probatoria, il Magistrato di I grado ha ritenuto di non adottare – per mezzo della CTU – il noto criterio del c.d. “saldo zero”, deducendo che la ricostruzione integrale del credito non può che essere condotta dipartendo da dati contabili che siano certi, non potendo essere “surrogata da criteri presuntivi o equitativi come il saldo zero”.

La mancata produzione del contratto di c/c e del richiamato estratto trimestrale non possono nemmeno essere acquisiti con il rimedio ex art. 210 c.p.c. in quanto la richiamata previsione processuale ha valenza residuale e l’attore – in questo caso – avrebbe ben potuto agire secondo quanto previsto dall’art. 119 T.u.b. ante giudizio.

Alla luce delle suesposte interessanti osservazioni, il Tribunale deduceva la conseguente imprecisione di quanto determinato dalla CTU contabile e su tale scorta rigettava la domanda attorea compensando le spese di lite “sussistendo in materia contrasti di orientamenti giurisprudenziali soprattutto nei Tribunali di merito”.

Trib. Siena, 24 marzo 2016, n. 177 

Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com

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