Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Domanda di restituzione di somma: qual è il foro competente?

La Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di competenza territoriale alternativa.

Ed in specie, sui criteri che rendono applicabile l’art. 1182 c.c. terzo comma, il quale, disciplina le obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro, consente di radicare la competenza territoriale presso il domicilio che il creditore ha al tempo della sua scadenza.

La vicenda sottoposta all’attenzione della Suprema Corte di Cassazione concerne un rapporto contrattuale intercorso tra due società, nel quale nel primo giudizio la società attrice, formulava domanda di annullamento di un contratto sottoscritto tra le parti ex art. 1439 c.c. con contestuale richiesta di condanna della convenuta alla restituzione di un importo monetario, in via subordinata domandava l’accertamento della dichiarazione di arricchimento senza causa della convenuta ai danni dell’attrice con contestuale richiesta di restituzione dell’importo richiesto in via principale.

La società convenuta eccepiva l’incompetenza territoriale del Tribunale di Milano, sostenendo la competenza del Tribunale di Firenze, domandava in via riconvenzionale il pagamento di crediti maturati e scaduti in relazione a fatture emesse e ad ulteriori bonus connessi al fatturato.

Il Tribunale disattendeva l’eccezione d’incompetenza per territorio, accogliendo nel merito la domanda di annullamento del contratto intercorso tra le parti, con rigetto della riconvenzionale.

In grado di Appello, la decisione veniva confermata.

Infatti, i giudici di seconde cure ritenevano che competente a decidere fosse il Tribunale di Milano argomentazione che “nell’ipotesi in cui l’obbligazione dedotta in giudizio avesse per oggetto, come nel caso in esame, una somma di denaro, l’art. 20 c.p.c., doveva essere interpretato in combinato disposto con l’art. 1182 c.c., comma 3, secondo cui l’obbligazione deve essere adempiuta al domicilio del creditore”.

Il criterio indicato trovava applicazione con riferimento a qualsiasi obbligazione di pagamento in denaro e, quindi, anche in relazione alle obbligazioni di restituzione di ciò che era stato indebitamente pagato.
Impugnata quest’ultima decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, veniva sottoposta la violazione dell’art. 20 c.p.c. e dell’art. 1182 c.c., in relazione all’asserito difetto di competenza territoriale del Tribunale di Milano in favore del Tribunale di Firenze.

La ricorrente ribadiva che dovesse trovare applicazione nel caso di specie: in primo luogo l’art. 19 c.p.c., quale foro generale delle persone giuridiche, con conseguente radicamento della competenza presso il Tribunale di Firenze, luogo dove la convenuta aveva la propria sede; in secondo luogo l’art. 20 c.p.c. che, nelle cause relative ai diritti di obbligazione, individua la competenza nel giudice del luogo in cui l’obbligazione è sorta o deve eseguirsi e dunque sempre Firenze nel caso di specie, ove il contratto era stato concluso tra i contraenti.

La Suprema Corte, riconoscendo il fondamento del ricorso, ha rilevato che  in tema di competenza per territorio derogabile, quando l’azione di ripetizione di indebito viene esercitata, postulandosi la richiesta di accertamento dell’inesistenza oggettiva o soggettiva del rapporto obbligatorio, in esecuzione del quale viene eseguita la prestazione di cui si chiede la restituzione, “poiché l’oggetto della domanda è complesso l’applicazione dei fori concorrenti di cui all’art. 20 c.p.c., cioè del foro dell’insorgenza dell’obbligazione e del “forum destinatae solutionis” e, quindi, delle norme sostanziali che a tale fine vengono in rilievo (come l’art. 1182 c.c., per il luogo di adempimento dell’obbligazione), va fatta riferendosi non all’obbligazione di restituzione dell’indebito in quanto tale, bensì all’obbligazione in esecuzione della quale venne eseguita la prestazione indebita e, pertanto, il foro dell’insorgenza è quello in cui sorse il rapporto obbligatorio, la cui inesistenza oggettiva o soggettiva si chiede di accertare, mentre il foro dell’adempimento è quello in cui avrebbe dovuto essere adempiuta l’obbligazione che si assume indebita in quanto eseguita in esecuzione di quel rapporto”.

Soltanto, nel caso in cui, la domanda di ripetizione si basi su un giudicato già formatosi sull’inesistenza oggettiva o soggettiva del rapporto obbligatorio, in esecuzione del quale venne eseguita la prestazione, ovvero su un negozio “inter partes“, che abbia accertato tale inesistenza e la cui validità non venga prospettata come contestata, l’applicazione dell’art. 20 c.p.c., e delle norme sostanziali che esso presuppone va fatta con riferimento all’obbligazione di restituzione, onde il “forum contractus”  è, nel primo caso, quello del luogo di esecuzione del pagamento indebito e, nel secondo caso, quello della conclusione del negozio, mentre il “forum destinatae solutionis” è quello del creditore della prestazione indebita, ai sensi dell’art. 1182 c.c., comma 3, per il caso che la somma indebita sia stata determinata dal giudicato o dal negozio, e quello del debitore, ai sensi del comma 4 dello stesso articolo, ove tale determinazione sia mancata (Sez. 3, Sent. n. 453 del 2007).

Dunque, poiché il contratto in discussione era stato concluso in Firenze, la competenza per territorio, anche con riguardo ai fori alternativi, nel ragionamento seguito dalla Cassazione apparteneva al Tribunale di Firenze.

Pertanto, il ricorso è stato accolto con cassazione della decisione e rinvio al Tribunale di Firenze.

Cass., Sez. II, Ord., 5 marzo 2021, n. 6190

Caterina Morabito – c.morabito@lascalaw.com

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