Diritto Processuale Civile

Domanda introdotta con rito monitorio e rito ordinario

Cass. Civ., II Sez., 20/11/2013, n. 26059 (leggi la sentenza per esteso)

Il Supremo Collegio, con la recentissima pronuncia in commento, ha inteso sottolineare il momento in cui si configura litispendenza laddove la medesima domanda venga spiegata in via monitoria ed in via ordinaria per l’accertamento negativo del credito.

Al fine di inquadrare in tutti i suoi aspetti la fattispecie sottoposta all’esame degli Ermellini, occorre naturalmente dipartire dal caso concreto.

Una società per azioni otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti di una s.r.l. la quale, prima di ricevere la notifica del decreto ingiuntivo, notificava alla medesima s.p.a. un atto di citazione dinanzi ad un altro Giudice.

A fondamento del giudizio ordinario, la s.r.l. deduceva il mancato completamento dell’opera oggetto di contratto di appalto (munito però di clausola solve et repete) dal quale nascevano le pretese creditorie della s.p.a..

La s.r.l. nelle more, dopo avere comunque ricevuto la notifica del decreto ingiuntivo, spiegava opposizione al medesimo, eccependo l’incompetenza del Giudice della fase monitoria per litispendenza e/o continenza asserendo che il Magistrato preventivamente adito era colui avanti il quale pendeva la causa ordinaria.

Il giudizio di opposizione vedeva soccombente la s.r.l. sia in primo grado, sia in grado di Appello; del che la medesima proponeva ricorso per Cassazione.

Occorre ora chiedersi come il massimo Collegio abbia affrontato la delicata questione sottoposta.

La Suprema Corte, argomentando con interessanti passaggi logico-giuridici, sottolineava che, in termini di diritto formale, in tutti i procedimenti introdotti con ricorso la litispendenza si verifica sin dal primo contatto della parte col magistrato e, quindi, col deposito del ricorso (Cass. n. 20596/2007 e n. 6511/2012): segnatamente, la priorità è determinata dalla notificazione della citazione ovvero dal deposito del ricorso.

Sul piano sostanziale, è invece da notare che l’eccezione di inadempimento è prevista da una norma ad hoc non inderogabile e, in combinato disposto con la clausola solve et repete, differisce nel tempo – e non limita – la proposizione delle eccezioni.

Del che, nella sequenza “deposito di ricorso, emissione di decreto ingiuntivo, atto di citazione di controparte, notifica del ricorso e del decreto ingiuntivo ed opposizione di controparte”, l’azione a tutela del credito da prestazione d’opera prevale, in quanto [risultata] previamente introdotta, rispetto a quella a tutela dell’(esatto) adempimento negoziale.

A sostegno delle suesposte argomentazioni soccorre altresì una recente pronuncia di merito, laddove veniva precisato che, in ambito di credito da obbligazione ed inadempimento, la cronologia (deposito dell’atto) e la territorialità (individuata nella sede della società creditrice al cui domicilio l’obbligazione doveva essere eseguita) di un processo assumono valore determinante ai fini della competenza giurisdizionale; la successiva proposizione di una domanda (eccezione d’inadempimento) sul (medesimo) rapporto sostanziale-ordinario dinanzi ad un altro Giudice non può prevalere, essendo appunto un fatto sopravvenuto, sulla previa richiesta di un provvedimento monitorio (così App. Torino n. 975/2007).

Alla luce delle considerazioni sopra svolte, la Suprema Corte ha statuito che, in tema di decreto ingiuntivo e domanda di accertamento negativo del credito e quindi di connessione e/o continenza tra una causa introdotta con rito monitorio ed un’altra con rito ordinario, la litispendenza, quale criterio per individuare la competenza, si configura al momento del deposito del ricorso per decreto ingiuntivo e scaturisce, con effetti ex tunc, dalla notifica del ricorso stesso e del relativo decreto ingiuntivo.

28 novembre 2013

(Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com)

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