Che reclamo fai se l’ordinanza non ce l’hai?

Documentazione ipocatastale: occhio al titolo ultraventennale

In tema di espropriazione immobiliare, è doverosa la richiesta da parte del Giudice della certificazione attestante che il bene pignorato risulti di proprietà del debitore esecutato sulla base di una serie continua di trascrizioni di atti di acquisto idonei, riferibili al periodo che va dalla data di trascrizione del pignoramento fino al primo atto di acquisto precedente al ventennio.

Alla mancata produzione dei già menzionati titoli, imputabile al soggetto onerato, consegue la dichiarazione di chiusura anticipata del processo esecutivo.

Questo il principio di diritto, enunciato dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 15597/2019 che ha fatto luce sulle modalità di interpretazione del secondo comma dell’articolo 567 c.p.c.

La vicenda trae origine dal deposito di reclamo ex art 630 c.p.c., avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione immobiliare con la quale era stata dichiarata l’estinzione della procedura esecutiva, a causa dell’incompleta ricostruzione della provenienza del diritto di proprietà sull’immobile staggito, per carenza della documentazione che certificasse compiutamente le trascrizioni a favore e contro i danti causa degli esecutati.

In particolare, il Collegio, nel rigettare il reclamo, precisava che i cespiti pignorati erano pervenuti ai danti causa degli esecutati per successione e che dalle verifiche effettuate in conservatoria, nell’arco temporale dalla trascrizione del pignoramento sino alla prima data disponibile, risalente al 1957 data di meccanizzazione dei dati, non risultavano atti trascritti in favore del de cuius che attestassero la titolarità dei beni in capo allo stesso.

La sentenza di rigetto del reclamo veniva confermata dalla Corte d’Appello, investita della questione, la quale precisava altresì che in mancanza di riscontro di un titolo di acquisto idoneo anteriore al ventennio nessuna prova sussisteva circa la titolarità dei beni staggiti in capo al de cuius.

Il creditore procedente ricorreva innanzi alla Suprema Corte di Cassazione lamentando che la Corte d’Appello avrebbe omesso di considerare che al Giudice dell’esecuzione non compete un compiuto accertamento della titolarità del bene pignorato, ma soltanto una verifica formale della documentazione relativa al suddetto ventennio, che costituisce indice di un lasso temporale di appartenenza del bene sufficiente alla prosecuzione del procedimento esecutivo.

Respingendo il ricorso, la Suprema Corte, nello stabilire il principio di diritto sopra enunciato, precisava altresì che l’impossibilità di procedere a verifiche tramite gli impianti meccanizzati, non esonera comunque le parti dall’ effettuare le opportune ricerche anche mediante l’utilizzo dei registri cartacei.

Cass., Sez. III Civ., 11 giugno 2019, n. 15597

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