Riattivazione del processo di notificazione, attenzione agli incidenti di percorso

Diverse tipologie di rinuncia richiedono differenti mandati

Nella sentenza in commento la Corte di Cassazione ha chiarito la differenza che intercorre tra la rinuncia all’azione, la rinuncia ad una parte dell’originale domanda e la rinuncia agli atti del giudizio.

Nel caso di specie, la Corte D’Appello non aveva ritenuto possibile qualificare la richiesta di compensazione delle spese di primo e secondo grado quale rinuncia alla domanda. Veniva pertanto proposto ricorso in Cassazione con il quale si evidenziava l’illegittimità della sentenza di secondo grado sotto tale aspetto.

La Suprema Corte ha rigettato il motivo di ricorso in esame ponendo in evidenza  come la rinuncia all’azione, ossia all’intera domanda giudiziale, costituisca un atto di disposizione del diritto in contesa e pertanto richieda un mandato speciale in capo al difensore non essendo a tal fine sufficiente il mandato ad litem.

Essa si distingue così sia dalla rinuncia ad una parte dell’originale domanda, che rientra fra i poteri del difensore quale espressione della facoltà di modificare le domande e le conclusioni precedentemente formulate, sia da dalla rinunzia agli atti del giudizio, che può essere fatta solo dalla parte personalmente o da un suo procuratore speciale nelle forme rigorose previste dall’art. 306 c.p.c. e non produce effetto senza l’accettazione della controparte.

In sintesi, la rinuncia all’azione costituisce esercizio di un potere sostanziale spettante come tale alla parte personalmente o al suo procuratore munito di mandato speciale, in quanto diretto a determinare la perdita o la riduzione del diritto stesso.

Cass., Sez. II Civ., 19 febbraio 2019, n. 4837

Margherita Bracci – m.bracci@lascalaw.com

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