La rivincita del promissario acquirente

Distinzione tra condizione ed onere nel testamento

La disposizione testamentaria con cui sia imposto all’erede di prestare assistenza materiale e morale ad un terzo integra la fattispecie giuridica dell’onere, non invece quella della condizione, sospensiva o risolutiva, dalla quale far dipendere l’efficacia stessa del testamento (condizione sospensiva) o altrimenti il suo venir meno (condizione risolutiva).

Questo, in estrema sintesi, quanto concluso dalla Suprema Corte all’esito della sentenza in commento.

Secondo la Suprema Corte, infatti, l’obbligo gravante sull’erede di prendersi cura di un terzo, vita natural durante, possiede tutte le caratteristiche tipiche del modus, “il quale è tradizionalmente distinto dalla condizione perché quest’ultima è un elemento accessorio che produce effetti indipendentemente da ogni indagine sul comportamento, colposo o meno, del soggetto interessato in ordine al verificarsi dell’evento stesso”. L’onere invece, nella parte in cui si configura quale obbligo a carico dell’erede, dipende direttamente dal comportamento di quest’ultimo. Nel caso di specie, oltretutto, si tratta di un onere, afferma la Corte, assimilabile in tutto e per tutto, sia nella portata che nel contenuto, al vitalizio alimentare ex art. 1872 cod. civ.

Sulla scorta di tale principio, la Cassazione è arrivata a confermare quanto statuito dalla Corte d’Appello di Roma, la quale, in contrasto con quanto precedentemente statuito dal Tribunale, ha voluto accogliere la tesi dell’appellante stabilendo che, trattandosi di onere e non di condizione la disposizione con cui il genitore (padre) aveva istituito eredi le figlie “a condizione che rispettassero l’obbligo di assistenza e cura della madre”, la successione doveva devolversi in favore di entrambe, senza che dovesse accertarsi l’avveramento o meno di tale circostanza da parte di una o dell’altra figlia.

Cass., Sez. II, 12 luglio 2016, n. 14220 (leggi la sentenza

Benedetta Minottib.minotti@lascalaw.com

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