Il deposito cauzionale equivale a consegna materiale

Disconoscimento: firma e conformità della copia sono aspetti differenti

Nel voler contestare la prova dell’interruzione della prescrizione occorre tener distinti due aspetti: quello legato al disconoscimento della sottoscrizione apposta nell’avviso di ricevimento della raccomandata e quello legato alla contestazione della conformità della copia prodotta rispetto al suo originale.

Accertare l’autenticità di un documento e, nella fattispecie, di una lettera raccomandata con avviso di ricevimento, sottende la consapevolezza della distinzione tra giudizio di verificazione e giudizio di falso, i quali sono connotati da presupposti strutturali e di funzione contrastanti. Questo il principio espresso dal Tribunale di Catania con la sentenza del 4.06.2021 oggi in commento, resa nell’ambito di un giudizio di opposizione a precetto.

Difatti, rilevante è evidenziare la natura dell’avviso di ricevimento, il quale va considerato a tutti gli effetti atto pubblico e, quindi, la sua efficacia probatoria, per non incorrere in un rigetto della domanda, può essere contestata solo mediante querela di falso, salvo che dall’avviso emerga in modo evidente che l’ufficiale abbia compiuto un errore materiale.

Al contrario, l’istanza di verificazione presuppone che il disconoscimento attenga ad una scrittura privata, così come previsto dagli artt. 214 e 216 c.p.c. e che sia effettuato alla prima occasione successiva alla sua produzione.

Ciò premesso, secondo il Giudice catanese, nel voler contestare l’efficacia probatoria di idonea interruzione della prescrizione, occorre stabilire se l’intento sia opporsi alla ricezione della raccomandata e, quindi, disconoscere la firma apposta ovvero contestare la produzione della sola copia dell’avviso di ricevimento in luogo dell’originale.

Nel primo caso, per contestare la veridicità della sottoscrizione è necessario sporgere querela di falso. Infatti, in ipotesi contraria, la notifica tramite servizio postale si intenderà perfezionata: è sufficiente che il luogo di destinazione sia l’indirizzo del ricevente e che nell’avviso sia completo il campo “firma del destinatario o di persona delegata” (anche se illeggibile o apparentemente apocrifa).

Nel secondo caso, il riferimento è all’art. 2719 c.c., che prevede la stessa efficacia delle copie fotografiche rispetto alle autentiche, purché non espressamente disconosciute. Norma che trova applicazione anche per le copie di atti pubblici, con conseguente onere di produzione dell’originale, qualora richiesto formalmente dall’interessato.

In conclusione, qualora ci si avvalga di una produzione documentale asseritamente non genuina con riguardo alla sottoscrizione e tale documento risulti qualificabile come atto pubblico, occorrerà procedere sporgendo querela di falso, non producendo alcun effetto un disconoscimento generico.

Qualora, invece, l’intenzione sia solo contestare la conformità della copia prodotta rispetto al suo originale, occorrerà semplicemente procedere con la richiesta di esibizione dell’originale, a mezzo di apposita istanza che dovrà qualificarsi del tutto eccezionale, stante la telematicità propria dei processi odierni. 

Melissa Rapelli – m.rapelli@lascalaw.com

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