Il Tribunale di Bologna tra forma scritta del contratto, piano di ammortamento e usura

Disconoscimento del contratto e motivi di difformità

Il Tribunale di Lecce, con sentenza n. 1155/2019, ha respinto l’opposizione a decreto ingiuntivo avanzata dal debitore, affermando che il disconoscimento ex art. 2719 c.c. può essere validamente esperito solo se la parte che promuove il disconoscimento indica specificamente in cosa la copia differisca dall’originale ovvero contestando l’esistenza dell’originale stesso.

Il consumatore, dopo avere restituito parzialmente il prestito e senza avere mai sollevato contestazioni, cessava il pagamento delle rate mensili.

Una volta ricevuto il decreto ingiuntivo notificato dalla banca questo proponeva opposizione, contestando estensivamente il contenuto del contratto e disconoscendolo ai sensi dell’art. 2719 c.c.

Il Giudice, nel valutare la vicenda nel suo complesso fattuale, ha ribadito il noto principio secondo cui la parte che disconosce un contratto deve fornire elementi a supporto del disconoscimento, provando specifici elementi di difformità.

Peraltro, prosegue il Giudice, il disconoscimento è del tutto privo di effetti qualora venga proposto in seguito alla (seppur parziale) esecuzione del contratto, poiché “l’opponente non può certo disconoscere un contratto cui ha dato spontanea esecuzione”.

Interessante anche la statuizione in punto di usura e anatocismo: il Giudice conferma l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui l’onere della prova grava integralmente sull’opponente, che deve allegare e provare le proprie contestazioni senza alcuna inversione a carico del creditore opposto.

Il Tribunale ha quindi confermato integralmente il decreto ingiuntivo non ritenendo sussistenti validi motivi di opposizione.

Tribunale di Lecce, 29 marzo 2019, n. 1155

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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