Diritto Processuale Civile

Disatteso l’orientamento giurisprudenziale in materia di riparto di giurisdizione tra l’A.G.O. ed il Tribunale Amministrativo Regionale nei casi di revoca di finanziamenti pubblici alle imprese

Il T.A.R. Abruzzo – Sezione Distaccata di Pescara – , con la recentissima sentenza  n. 319/2011 (leggi la sentenza per esteso), pubblicata il 13.5.2011, è intervenuto sul tema del riparto di giurisdizione tra il giudice amministrativo ed il giudice ordinario in maniera innovativa rispetto all’orientamento maggioritario, e si potrebbe anche dire uniforme, della giurisprudenza odierna.

Infatti, procedendo ad una nuova lettura dell’art. 7  del D. Lgs. 2 luglio 2010 n. 104 – nuovo codice del processo amministrativo – ha offerto una diversa interpretazione del rapporto tra Pubblica Amministrazione ed impresa nella fase successiva all’erogazione di un finanziamento pubblico.

In subiecta materia, si è consolidato negli ultimi anni (a partire da sentenze più risalenti, come Cass., SS. UU., n. 16221 del 28.12.2001, fino a pronunce recenti, tra cui lo stesso T.A.R. Pescara n. 148 del 6.3.2009, oltre che T.A.R. Sardegna, n. 968 del 19.5.2008, Consiglio di Stato, n. 465 del 24.1.2011, T.A.R. Basilicata, n. 64 del 11.2.2011) un orientamento che qualifica come manifestazione, da un lato, di interesse legittimo la posizione del privato nei confronti della Pubblica Amministrazione nella attività di richiesta e di concessione del finanziamento pubblico, e, dall’altro, di diritto soggettivo tutta l’attività del privato di gestione ed utilizzazione del finanziamento concesso, e conseguente devoluzione al giudice ordinario delle controversie, anche nei riguardi della  Pubblica Amministrazione.

In particolare, la giurisprudenza di maggioranza ritiene che, dopo l’erogazione del finanziamento, l’esercizio del potere di controllo da parte della P.A., non potendo costituire alcuna forma di autotutela, rientrante come tale nell’alveo della giurisdizione del giudice amministrativo, deve essere privo di ogni autorità e superiorità, nonché finalizzato a “verificare” nel concreto l’esatto adempimento delle obbligazioni nascenti per le parti dal provvedimento di concessione.
Ma, nella sentenza in commento, il T.A.R. Abruzzo, chiamato a pronunciarsi su un particolare caso di revoca di finanziamento pubblico a favore di un’impresa, nell’ambito della concessione di agevolazioni ed incentivi all’innovazione tecnologica, “re melius perpensa” (sic!), in virtù di una prevalente e permanente tutela dell’interesse pubblico, ha individuato nel rapporto impresa – P.A. una continuata posizione di predominio della seconda in danno della prima, con conseguente esclusione della ricorrenza del sinallagma tipico degli schemi contrattuali di diritto soggettivo.

Del resto, che il privato e la Pubblica Amministrazione non godano delle medesime situazioni giuridiche soggettive è evidente: l’ente pubblico esercita discrezionalmente un potere di gestione, controllo e vigilanza in materia di sovvenzioni e contributi, rispondendo a logiche e sovraordinate finalità di interesse collettivo, nei cui confronti il privato non può che soggiacere, di guisa che la bilancia del potere penderà sempre a favore del soggetto più forte. Ne deriva che “se non v’è parità non v’è diritto soggettivo, ma interesse legittimo” e, pertanto, la giurisdizione spetta al Giudice Amministrativo, con i conseguenti ristretti termini di impugnativa del provvedimento della P.A. nei 60 giorni dalla sua notificazione o comunicazione alla parte.

In conclusione, appare evidente che la pronuncia in commento costituisce un importante contributo per una migliore individuazione dei criteri di determinazione della giurisdizione e non potrà non avere effetti nell’evoluzione del dibattito sia giurisprudenziale che dottrinale sull’argomento.

(Avv. Maria Grazia Fuschi, partner Fuschi – Studio Legale Commerciale & Internazionale – studiolegalefuschi@alice.it)

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