La rivincita del promissario acquirente

Diritto di sopraelevazione: quali i limiti?

Sul tema si è recentemente pronunciata la Corte di Cassazione, la quale ha chiarito le ragioni per le quali il locale realizzato dall’ultima condomina sul terrazzo di copertura del condominio in assenza di verifica del rispetto della normativa antisismica doveva essere rimosso.

Si trattava di un bagno con ripostiglio al quale si accedeva tramite scala a chiocciola aperta con foratura del solaio; peccato che la condomina aveva “dimenticato” di verificare la conformità del fabbricato alle prescrizioni tecniche previste dalla legislazione speciale antisismica.

 

In base all’art. 1127 c.c., la sopraelevazione di edificio condominiale consiste nella “la realizzazione di nuove opere (nuovi piani o nuove fabbriche) nell’area sovrastante il fabbricato, per cui l’originaria altezza dell’edificio è superata con la copertura dei nuovi piani o con la superficie superiore terminale delimitante le nuove fabbriche”.

La giurisprudenza ha poi ulteriormente ampliato tale nozione comprendendovi anche la trasformazione dei locali preesistenti mediante incremento delle superfici e delle volumetrie.

 

La norma citata prevede un limite al diritto di sopraelevazione per il proprietario dell’ultimo piano in relazione cioè alle condizioni statiche dell’edificio, all’aspetto architettonico, oltre che alla conseguente riduzione di aria e luce per i piani sottostante.

Relativamente alle condizioni statiche, la giurisprudenza ha precisato l’assolutezza del divieto «cui è possibile ovviare soltanto se, con il consenso unanime dei condomini, il proprietario sia autorizzato all’esecuzione delle opere di rafforzamento e di consolidamento necessarie a rendere idoneo il fabbricato a sopportare il peso della nuova costruzione».

 

Cass., Sez. II, Ord., 29 gennaio 2020 n. 2000

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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