Il diritto di partecipazione all’assemblea spetta all’usufruttuario

Il diritto di partecipazione all’assemblea spetta all’usufruttuario

Il Tribunale di Firenze si è pronunciato sul tema della sussistenza o meno del diritto di intervento all’assemblea del socio nudo proprietario di quote societarie, stabilendo che, in caso di azioni o quote sociali oggetto di usufrutto, il diritto di partecipare all’assemblea spetti all’usufruttuario e non al nudo proprietario, privo di titolo per intervenire.

Le disposizioni a cui fare riferimento sono gli articoli 2352 c.c. e 2370 c.c..

La prima norma, richiamata dall’art. 2471 bis c.c. dettato in materia di s.r.l., prevede che nel caso di usufrutto di azioni (e dunque anche nell’ipotesi di partecipazioni di s.r.l.) il diritto di voto spetti all’usufruttuario. Inoltre, il sesto comma della medesima norma prevede che “salvo che dal titolo o dal provvedimento del giudice risulti diversamente, i diritti amministrativi diversi da quelli previsti nel presente articolo spettano, nel caso di pegno o usufrutto, sia al socio sia al creditore pignoratario o all’usufruttuario; nel caso di sequestro sono esercitati dal custode“.

L’art. 2370 c.c. dispone che “possono intervenire all’assemblea coloro ai quali spetta il diritto di voto“.

Tale norma sancisce la stretta strumentalità tra la partecipazione all’assemblea e l’esercizio del diritto di voto, evidenziando l’utilità intrinseca della partecipazione assembleare, volta non tanto a favorire la partecipazione al dibattito assembleare a fini informativi, quanto piuttosto ad agevolare la formazione della volontà sociale.

L’art. 2370 c.c. esprime dunque un principio di carattere generale derogabile solo nelle ipotesi espressamente previste dal legislatore (come nell’ipotesi di cui all’art. 2418 c.c., ove la partecipazione del rappresentante comune è funzionale all’informativa nei confronti degli azionisti).

La disposizione di cui all’art. 2352, ultimo comma, c.c., alla luce del dettato dell’art. 2370 c.c., non può essere interpretata come comprensiva del diritto di partecipazione tra i diritti amministrativi “innominati” di cui all’ultimo comma dell’art. 2352 c.c..

Ciò in quanto appare maggiormente conforme ai sistema assembleare vigente interpretare l’art. 2370 c.c. come espressione di un principio generale derogabile solo in forma espressa:  la formulazione generica dell’art. 2352, ultimo comma c.c., non pare idonea a configurare una deroga al principio generale richiamato in quanto nulla dice espressamente in tema di partecipazione all’assemblea.

Tale ricostruzione trova ulteriore conferma nella giurisprudenza di legittimità la quale, pur se espressasi in una fattispecie differente rispetto a quella in esame, ha fatto proprio il principio di funzionalizzazione della partecipazione all’assemblea all’esercizio del diritto di voto: “Anche il diritto d’intervento in assemblea si configura, infatti, come uno di quei diritti amministrativi inerenti alla disponibilità dell’azione di cui è naturale ipotizzare che il sequestro penale, in coerenza con la propria stessa funzione, privi il titolare. Né, d’altronde, può farsi a meno di rilevare come un tal diritto sia naturalmente (ancorché non necessariamente) connesso col diritto di voto: di modo che solo in situazioni ben specificate dal legislatore (o altrimenti chiaramente desumibili dal sistema) potrebbe ipotizzarsi l’esistenza di un diritto del socio di partecipare ad un’assemblea in cui egli non possa invece votare, con conseguente invalidità della deliberazione alla quale non sia stato posto in grado d’intervenire” (Cass., sez. I, sentenza n. 13169 del 18/06/2005).

Alla luce di tutto quanto sopra,  il Tribunale ha sancito che dalla generica lettera dell’art. 2352, u.c., c.c., non sia possibile dedurre alcun indice idoneo ad attribuire al socio nudo proprietario il diritto di partecipare all’assemblea.

Tale ricostruzione trova conferma anche alla luce dell’esame delle effettive utilità che possono derivare al socio nudo proprietario dalla partecipazione assembleare: utilità che non paiono in alcun modo dirimenti, né risulta che non siano altrimenti conseguibili attraverso gli ordinari strumenti messi a disposizione del socio.

In particolare, il diritto di informativa sulla gestione sociale trova piena attuazione indipendentemente dalla partecipazione all’assemblea, essendo attribuito al socio sia il diritto di informazione e consultazione di cui all’art. 2476, comma II, c.c.

Tribunale di Firenze, sentenza del 27 aprile 2019

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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