La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

Nuovo amore, ma vecchio conto in banca

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito il diritto al riconoscimento dell’assegno divorzile a carico dell’ex coniuge anche nel caso in cui il coniuge economicamente più debole, privo nell’attualità di mezzi adeguati o impossibilitato a procurarseli per validi motivi, si sia rifatto una vita con un nuovo compagno instaurando con lo stesso una stabile convivenza.

Trattasi di pronuncia di ampia rilevanza in quanto il principio di diritto sino ad oggi prevalente nella gran parte delle decisioni degli organi giudicanti si uniformava a quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 6855/15 secondo la quale l’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, anche se di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, farebbe venire meno definitivamente ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge.

Il caso che ha dato origine alla pronuncia prende le mosse dal ricorso per cassazione proposto da una donna avverso una sentenza della Corte di Appello di Venezia, la quale, in parziale riforma della decisione di primo grado di cessazione degli effetti civili del matrimonio e in accoglimento del gravame proposto dall’ex marito, disponeva l’affido condiviso della loro figlia escludendo al contempo l’obbligo dell’uomo di versare alla signora un assegno divorzile, avendo questa intrapreso una nuova stabile convivenza con un altro compagno, suggellata dalla nascita di un’altra figlia.

La signora lamentava principalmente il fatto che la Corte territoriale avesse affermato che la semplice convivenza more uxorio con un’altra persona provocasse l’immediata soppressione dell’assegno divorzile, senza operare alcuna valutazione discrezionale in particolare sul fatto che lei, negli anni del matrimonio, avesse rinunciato alla sua carriera per sostenere quella del marito dedicandosi interamente ai figli e alla famiglia. Accogliendo le motivazioni della donna la Corte giunge a ritenere non condivisibile la soluzione adottata dalla sentenza impugnata, affermando che non sussistono i presupposti per estendere analogicamente l’effetto automatico ed integrale della perdita del diritto all’assegno divorzile, conseguente alle nuove nozze, alla diversa e più precaria ipotesi dell’instaurazione da parte del coniuge beneficiario di una nuova convivenza. Richiamandosi a quanto affermato da un’altra pronuncia delle Sezioni Unite (n.18287/18), i Giudici ribadiscono come l’assegno divorzile svolga una funzione non solo assistenziale, ma anche compensativa e che deve darsi particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future e all’età dell’avente diritto.

Orbene, l’ex coniuge economicamente più debole che instauri una convivenza stabile, giudizialmente accertata, con una terza persona, con la quale intraprende un diverso progetto di vita, non potrà continuare a pretendere la liquidazione della componente assistenziale dell’assegno di divorzio, in quanto il nuovo legame, sotto questo profilo, si sostituisce al precedente. Il discorso è diverso, invece, per la componente compensativa dell’assegno, che sarà quantificato tenendo conto della durata del rapporto matrimoniale e purché il richiedente fornisca la prova del contributo offerto alla compagine familiare, dell’eventuale rinuncia concordata tra i coniugi ad occasioni lavorative e di crescita professionale in costanza di matrimonio e dell’apporto alla realizzazione del patrimonio familiare e personale dell’ex coniuge.

Come detto, pertanto, le Sezioni Unite sottolineano l’importanza di quello che è stato il rapporto matrimoniale per i coniugi separando tale valutazione dalla situazione attuale del coniuge economicamente più debole. Insomma l’amore può finire, ma i sacrifici fatti non possono essere cancellati con un colpo di spugna!

Cass., Sez. Unite, 5 novembre 2021, n. 32198

Simona Longoni – s.longoni@lascalaw.com

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