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La Cassazione, nella recente pronuncia in commento, ha escluso la risoluzione del contratto con l’Università a fronte della mera “insoddisfazione” lamentata da uno studente, richiedendo, invece, che l’inadempimento sia “grave”.

Protagonista della vicenda è una studentessa la quale, iscrittasi al secondo anno della Facoltà di Giurisprudenza di una Università telematica, a pochi mesi di distanza, decideva di adire le vie legali per ottenere la risoluzione del contratto ed un ristoro economico. 

Ella lamentava la divergenza tra “l’offerta formativa promessa dall’Università e quella data in concreto”, a dire della stessa insoddisfacente.

La studentessa sottolineava, in particolare, il mancato riconoscimento dei crediti formativi per gli esami sostenuti nel primo anno di Giurisprudenza, la mancata consegna di parte del materiale didattico, la non efficienza di test di autovalutazioni, il non aver potuto usufruire dell’aiuto di un tutor.

Esaminata la questione, il Giudice di Pace adito dichiarava il contratto risolto per inadempimento dell’Ateneo, condannandolo, peraltro, a risarcire alla studentessa il danno quantificato in euro 1.000.

Di parere opposto, invece, il Tribunale secondo il quale non si possono “addebitare all’Università inadempimentidi non scarsa importanza, di cui all’art. 1455 c.c., tali cioè da poter risolvere il contratto”.

La studentessa, privata anche del risarcimento, decide quindi di ricorrere in Cassazione ribadendo che «l’Ateneo non le ha dato i manuali promessi, non le ha messo a disposizione test di autovalutazione per le singole lezioni, ma solo per interi moduli di lezioni, e le ha offerto videolezioni che non erano sottotitolate con l’indicazione dell’argomento, il che ne rendeva problematica la fruizione per quanti, come lei, avevano necessità di seguirne solo una parte».

Per la Cassazione, tuttavia, l’inadempimento attribuito all’Ateneo, ossia «la diversità tra l’offerta promessa e quella reale», “non è grave”, e quindi non può legittimare la risoluzione del contratto.

Per tale ragione la Cassazione respinge definitivamente le obiezioni proposte dalla ricorrente. 

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Cass., Sez. VI – 3, Ord., 18 novembre 2021, n. 35255

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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