A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Blocco degli sfratti: legittimo ma non più tollerabile

Non ha tardato a sopraggiungere la tanto agognata sentenza della Corte Costituzionale in ordine al dibattuto tema relativo alla proroga del blocco degli sfratti.

La pronuncia ha fatto seguito alle censure di legittimità costituzionale sollevate dai Giudici dell’esecuzione presso i Tribunali di Trieste e di Savona, in relazione all’art. 13 comma 13 del decreto-legge cd milleproroghe, il quale ha disposto la proroga del blocco degli sfratti sino al 30 giugno 2021 e all’art. 40-quater del decreto legge cd. sostegni che, con un emendamento, ha ulteriormente prorogato l’interruzione degli sfratti sino al 31 dicembre 2021.

Secondo i due menzionati Tribunali la normativa emergenziale avrebbe violato sia il dritto di proprietà sancito dall’art. 42 della Costituzione, sia il principio di eguaglianza formale di cui all’art. 3 della Cost., sia i limiti di cui all’art. 77 costituzionalmente sanciti in ordine alla decretazione d’urgenza.

In sintesi, secondo i Giudici rimettenti, la concessione delle proroghe, avrebbe da un lato finito per ledere il diritto di proprietà individuale legittimando una sorta di espropriazione in senso sostanziale senza indennizzo; dall’altro, avrebbe violato il principio di eguaglianza assimilando situazioni differenti tra loro e impedendo la verifica in concreto, da parte dei Giudici, circa le effettive difficoltà finanziarie o economiche sopravvenute in capo al conduttore.

Il tutto senza considerare che per le morosità anteriori alla pandemia vi sarebbe un difetto dei presupposti per la decretazione d’urgenza.

Si tratta di questioni ritenute non fondate dalla Consulta.

Secondo la Corte Costituzionale, infatti, sebbene all’inizio della pandemia la sospensione degli sfratti è risultata generalizzata in ragione della gravità della situazione che ha ampliato la discrezionalità del legislatore, successivamente e con il miglioramento delle condizioni, la portata e l’estensione del blocco è stata via via ridefinita e ridotta.

In tal senso, come ribadito dalla Consulta, il decreto-legge cd. Sostegni ha differenziato i termini di esecuzione degli sfratti in base alle date di adozione dei provvedimenti di rilascio. Così per le morosità sorte prima del 28 febbraio 2020 il blocco è durato fino al primo luglio 2021. Per le morosità sorte dal 28 febbraio 2020 al 30 settembre 2020 il blocco degli sfratti è durato fino al primo ottobre 2021. Mentre per le morosità sorte dal 1 ottobre 2020 al 30 giugno 2021 gli sfratti potranno riprendere dal 1 gennaio 2022.

Si tratta di una graduazione “funzionale allo scopo di evitare la pressione sulle strutture degli uffici giudiziari per effetto della contestuale esecuzione dei provvedimenti “arretrati””, che è stata compiuta con criteri non manifestamente irragionevoli e mediante la quale il legislatore ha realizzato un ragionevole bilanciamento dei diritti costituzionali in rilievo.

Quanto alla violazione del diritto di proprietà del locatore, la Consulta ha evidenziato che “un’ingerenza nel diritto al pacifico godimento dei beni è ammissibile ove sussista un giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale della comunità e la salvaguardia dei diritti dell’individuo”, peraltro rilevando che “spetta proprio al legislatore nazionale l’individuazione di quei motivi di interesse generale che consentono, anche secondo la giurisprudenza europea, una limitazione del diritto di proprietà”.

Né la misura in esame sarebbe equiparabile ad un’espropriazione considerando sia la temporaneità della stessa sia il fatto che il conduttore non è comunque esentato dall’obbligo di provvedere al pagamento dei canoni.

Si tratta, in ogni caso, di misure destinate ad esaurirsi entro la fine dell’anno e senza ulteriore proroga “avendo la compressione del diritto di proprietà raggiunto il limite massimo di tollerabilità, pur considerando la sua funzione sociale”.

Corte Cost., Sentenza n. 2013/2021

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Nadia Rolandi – n.rolandi@lascalaw.com

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