Diritto d'autore

Diritto di cronaca e gli spinnet di Google

Garante della Privacy, provvedimento 18 dicembre 2014, n. 3736353 (leggi il provvedimento)

Con ricorso presentato al Garante in data 25 settembre 2014 nei confronti di Google Inc. e Google Italy S.r.l., un cittadino lamentava la indicizzazione del proprio nome da parte del motore di ricerca ad una URL del sito www.tarantobuonasera.it presso la quale era pubblicato un articolo che lo riguardava.

In particolare, il ricorrente, riteneva che l’articolo in questione, benché riferisse correttamente di una vicenda giudiziaria nella quale era stato coinvolto, rappresentasse i fatti e sé stesso in modo «fuorviante ed altamente pregiudizievole». Aggiungeva inoltre che lo “spinnet”, ovvero l’abstract visualizzato sotto il titolo di una pagina nei risultati di ricerca, era altresì pregiudizievole facendo ritenere all’utente che compie la ricerca che il ricorrente fosse implicato in termini assai più gravi nella vicenda giudiziaria di quanto fosse in realtà.

Il Garante, si è quindi pronunciato sulla correttezza e legittimità del contenuto dell’articolo rilevando che la giurisprudenza italiana e dalla Corte di Giustizia hanno sempre dato massimo rilievo all’attualità della notizia riportata, nonché alla continenza e oggettività necessarie affinché prevalga il legittimo diritto costituzionale alla libertà di informazione rispetto al diritto all’oblio azionato dall’interessato. Tutte circostanze senz’altro rinvenibili nel caso di specie.

Quanto al rilievo sullo spinnet, l’Aurtorità ha rilevato senz’altro l’importanza del punto sollevato dal ricorrente, ma ha dovuto tuttavia sospedere il giudizio in quanto, nelle more del procedimento, Google lo aveva rimosso, aderendo così alla richiesta del ricorrente e facendo venir meno l’oggetto del contendere.

Quant’ultima mossa, e cioè quella di rimuovere lo spinnet, pare essere stata dettata dal motore di ricerca per ragioni di mera opportunità ritenendo, evidentemente, che fosse meglio evitare il rischio di una pronuncia a sé sfavorevole che, dopo la “rivoluzione” della Sentenza della Corte di Giustizia europea del 13 maggio 2014 C–131/12 (Caso Google Spain), avrebbe potuto ulteriormente aggravare la mole di interventi correttivi costringendo Google, non solo a deindicizzare i risultati del motore che fossero in violazione al diritto all’oblio, ma anche ad intervenire sui singoli spinnet generati automaticamente dall’algoritmo e ritenuti offensivi o fuorvianti.

La questione è quindi solo rimandata.

10 aprile 2015

Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com

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