Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Falsa rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria della target

Nella conclusione di un contratto di cessione di partecipazioni sociali, lo svolgimento delle attività di due diligence da parte dell’acquirente esclude che i raggiri sulla situazione patrimoniale e finanziaria della target – che potrebbero integrare fattispecie di dolus malus e dunque, come tali, idonei ad annullare il negozio giuridico – possano inficiare la volontà del medesimo nella formazione del prezzo di acquisto.

In tal senso, il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 3737 emessa il 4 maggio 2021, si è riportato ad una recente pronuncia della Suprema Corte, la quale, con specifico riferimento al tema delle cessioni di partecipazioni sociali, ha statuito che “le dichiarazioni menzognere (cosiddetto mendacio) sono idonee ad integrare raggiri – e, dunque, a configurare il dolo contrattuale – la cui rilevanza è tanto maggiore in relazione all’affidabilità intrinseca degli atti utilizzati (come quelli contabili destinati a rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria di una società) e se siano rese da una parte con la deliberata finalità di offrire una rappresentazione alterata della veridicità dei presupposti di fatto rilevanti per la determinazione del prezzo di cessione delle quote sociali e di viziare nell’altra parte il processo formativo della volontà negoziale. La valutazione dell’idoneità di tale comportamento a coartare la volontà del «deceptus» è riservata al giudice del merito, il quale è tenuto a motivare specificamente in ordine alle concrete circostanze – la cui prova è a carico del «deceptor» – dalle quali desumere che l’altra parte già conosceva o poteva rendersi conto «ictu oculi» dell’inganno perpetrato nei suoi confronti” (Cass., 11 luglio 2014, n. 16004).

Nel caso di specie, le contestazioni della convenuta – la quale era richiesta dall’attrice di saldare una tranche del prezzo di un contratto di cessione di partecipazioni – volte all’accertamento della condotta dolosa dell’altro contraente ai fini della declaratoria di annullamento del contratto di cessione, sono state correttamente respinte anche alla luce del fatto che quest’ultima era stata autorizzata a svolgere le operazioni di due diligence legale, finanziaria, normativa, fiscale e contabile sulla target ed era stata, per l’effetto, messa nelle condizioni ottimali per verificare eventuali difformità con quanto rappresentato dall’attrice (parte venditrice nel contratto di cessione).

La sentenza in commento ha peraltro ribadito l’ormai pacifico principio giurisprudenziale secondo cui, a partire dalla considerazione che nei contratti di cessione di quote di società l’oggetto immediato del contratto è costituito dalla partecipazione sociale in se stessa e, al contrario, la quota parte del patrimonio sociale rappresentato dalla partecipazione trasferita ne costituisce unicamente l’oggetto mediato, “il difetto di qualità della cosa venduta, ai fini dell’annullamento del contratto per errore o della risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1497 cod. civ., deve attenere unicamente alla «qualità» dei diritti ed obblighi che in concreto la partecipazione sociale sia idonea ad attribuire, mentre non può riguardare il suo valore economico, in quanto questo non attiene all’oggetto del contratto, ma alla sfera delle valutazioni motivazionali delle parti, e quindi può assumere rilievo giuridico solo ove siano state previste esplicite garanzie contrattuali circa la consistenza economica della partecipazione, ovvero nel caso di dolo di un contraente, che rende annullabile il contratto in relazione ad ogni tipo di errore determinante del consenso” (Cass. 19 luglio 2007, n. 16031).

Occorre allora chiedersi quali siano le qualità attinenti alle azioni di società che, ai fini dell’annullamento del contratto per errore o della sua risoluzione ex art. 1497 c.c., rilevino concretamente. L’indicazione in tal senso proviene ancora una volta dalla consolidata giurisprudenza di legittimità, la quale osserva che le qualità intrinseche delle partecipazioni sociali siano da rinvenire nell’insieme delle facoltà e dei diritti sia patrimoniali che amministrativi che esse conferiscono all’interno della struttura della società a chi le possiede (si veda Cass. 13 dicembre 2006, n. 26690).

Trib. Milano, sez. Impresa, 4 maggio 2021, n. 3737

Riccardo Siligardi – r.siligardi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

L’abuso del diritto di voto da parte del socio di maggioranza che determina l’annullabilità de...

Corporate

Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Non è configurabile un abuso della maggioranza nel caso in cui - a fronte di perdite emerse dall...

Corporate

Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Nell’ambito di accordi atipici di durata determinata contraddistinti dalla compresenza di contenu...

Corporate

X