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Interessi di mora: verso la definitiva esclusione dal vaglio usura?

Solo qualche giorno fa, a conclusione di una causa seguita dal nostro Studio, il Tribunale di Vicenza ha reso una interessante pronuncia in punto di interessi di mora e vaglio usura.

La vicenda prende le mosse dalle contestazione sollevate da una Società rispetto alle condizioni applicata ad un contratto di mutuo ipotecario. Con la citazione in giudizio, l’attrice sosteneva – tra le altre contestazioni – che a tale rapporto fossero stati applicati interessi usurari.

Il Giudice, nel motivare la sua decisione, esordisce affermando di non condividere l’orientamento che ritiene di estendere agli interessi moratori le verifiche del tasso soglia usurario di cui alla L. 108/1996 da cui ne deriverebbero – in caso di sforamento – le conseguenze previste dall’art. 1815 cod. civ.

Tale orientamento sta trovando sempre più conferme, soprattutto in seguito alla rimessione della questione da parte della I Sezione Civile della Corte di Cassazione al Primo Presidente (Cass., Sez. I Civ., 22 ottobre 2019, n. 26946) affinché operi la valutazione sulla sussistenza dei presupposti per una decisione a Sezioni Unite, così finalmente da esercitare la sua funzione nomofilattica su di un tema estremamente rilevante.

Tornando al caso che ci occupa, primo condivisibile argomento speso dal giudicante è quello a favore della rilevazione dei tassi medi partendo dai soli interessi corrispettivi. Da tale presupposto deriva che qualora si sottopongano al vaglio usura i moratori, che per certo sono esclusi dalle rilevazioni ufficiali, si giunge a conclusioni disomogenee e illogiche.

Ulteriore argomento a favore della esclusione, probabilmente ancora più significativo di quello ora citato, è la differenza ontologica tra i due tipi di interessi. Come noto, gli interessi corrispettivi rappresentano il la giusta remunerazione che deve riconoscersi alla Banca per la concessione del credito, mentre gli interessi moratori entrano in gioco, eventualmente, solo nella fase patologica del rapporto quando il mutuatario viene momentaneamente o definitivamente meno agli impegni contrattuali e perciò risulta evidente come il solo pagamento del tasso corrispettivo non sia sufficiente. Segnala il Giudice che i moratori incarnano tutti i presupposti tipici di una clausola penale – dovuta appunto per l’inadempimento del debitore – e che, qualora la richiesta sia fondata e motivata, potrà trovare applicazione il disposto dell’art. 1384 cod. civ. (il quale prevede la riduzione della penale se manifestamente eccessiva).

In via subordinata, qualora per ipotesi si volesse esplorare la tesi dell’assoggettabilità dei moratori al tasso soglia usura, viene chiarito in sentenza che in ogni caso l’eventuale superamento del tasso soglia con conseguente nullità di tale clausola non coinvolgerebbe assolutamente gli interessi corrispettivi, che sarebbero dovuti in ogni caso, come d’altronde più volte ribadito dalla giurisprudenza di merito.

Da ultimo, il Giudice non ha mancato di rammentare come la tesi secondo la quale andrebbero sommati interessi corrispettivi e interessi moratori (e non solo corrispettivi più spread moratorio) sia del tutto infondata e che la letture delle clausole in commento non possa che offrire unicamente tale interpretazione.

Sulla base della ben articolata motivazione in commento, il Tribunale ha respinto integralmente le doglianze avanzate dall’attrice, condannandola altresì alle refusione delle spese di lite in favore della nostra cliente.

In conclusione, deve rilevarsi come ormai si stia facendo sempre più strada l’orientamento che ritiene di escludere – sulla base di ponderate motivazioni – gli interessi moratori dal vaglio usura. Non resta che sperare in una definitiva pronuncia della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

Trib. Vicenza, 22 giugno 2020 n. 1030

Angelo Pasculli – a.pasculli@lascalaw.com

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