La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Trasparenza bancaria e copia firmata, la vessatorietà non può dirsi provata

“Invero, risulta dagli atti che…al momento della stipula del contratto di finanziamento abbia dichiarato di aver ricevuto copia dell’Avviso contenente le principali norme di trasparenza e del foglio informativo – versione aggiornata…con sottoscrizione inserita nel riquadro sottostante. Orbene, dall’avviso e dal quadro aggiornato delle condizioni applicate al finanziamento…risulta ben specificato che le commissioni accessorie costituiscono i costi sostenuti da […] s.p.a. e posti a carico del richiedente legati all’attività svolta da agenti in attività finanziaria o da mediatori creditizi cui il richiedente ha discrezionalmente ritenuto di rivolgersi. Del pari le commissioni finanziarie sono qualificati come i costi sostenuti da […] s.p.a. e posti a carico del richiedente per l’elaborazione e l’amministrazione del finanziamento per l’intera durata del piano di rientro; i costi per l’operazione di provvista; i costi per la copertura anche in via aleatoria, della perdita per la differenza di valuta tra erogazione e decorrenza dell’ammortamento, determinate da ritardi, non sanzionati, dei pagamenti da parte delle Amministrazioni.”.

Questa è la conclusione cui è pervenuto il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere adito in funzione di Giudice d’Appello dalla società finanziaria per ottenere la riforma della sentenza resa nel primo grado di giudizio in punto di vessatorietà delle clausole contrattuali.

In particolare, il Giudice dell’appello, partendo dalla disamina delle modalità di redazione del contratto di finanziamento – quanto alla previsione delle commissioni accessorie -, ha censurato l’asserita non conformità alle regole di trasparenza bancaria cui era pervenuto il Giudice di prime cure.

A tal proposito, l’Organo Giudicante ha, infatti, rilevato come dal prospetto del finanziamento risultassero ben specificate le singole voci componenti i costi di accesso al credito gravanti sul consumatore. Pertanto, il Giudice ha statuito che non può legittimamente ritenersi la nullità delle relative clausole non essendo affette da vessatorietà, tanto più che il consumatore ha dichiarato di averne preso visione al momento della sottoscrizione del contratto.

In altre parole, dunque, il Giudice ha chiarito che la dichiarazione di ricezione dell’avviso contenente le principali norme di trasparenza e del foglio informativo, con sottoscrizione inserita nell’apposito riquadro sottostante, rendesse le doglianze mosse in punto di vessatorietà come non fondate.

Per effetto, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha accolto integralmente l’appello, condannando l’appellata alla rifusione delle spese di lite.

Trib. Santa Maria Capua Vetere, 5 ottobre 2021, n. 3277

Erika Siragusa – e.siragusa@lascalaw.com

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