La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Difesa specifica e vessatorietà della clausola

Nell’ambito di un procedimento in materia di credito al consumo, il Tribunale di Castrovillari ribadisce che il nostro ordinamento prevede un principio generale di specifica contestazione, in forza del quale i fatti non contestati in maniera specifica non rientrano nel thema probandum e, dunque, devono essere posti a fondamento della decisione.

Il giudizio civile, del resto, si caratterizza come un rapporto dialettico tra le parti in causa in cui ciascuna di esse sopporta un onere processuale che deve fare i conti con quanto disposto dall’art 2697 c.c. (“Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”).

Parallelamente ciascuna parte sopporta un onere di contestazione specifica delle altrui deduzioni in un contesto in cui l’assenza di difese specifiche equivale alla conferma della linea avversaria: “Il deficit di contestazione rende inutile provare il fatto, poiché non controverso, vincolando il giudice a tenerne conto senza alcuna necessità di convincersi della sua esistenza. L’onere di contestazione, da intendersi quale “onere di contestazione specifica e tempestiva, col relativo corollario della non necessità di prova riguardo ai fatti non tempestivamente contestati, e, a fortiori, non contestati tout court”, ha trovato autorevole consacrazione anche nella nota sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione del 23 gennaio 2002, n. 761. Pertanto, incombe sulla parte il preciso onere di prendere posizione sui fatti posti da parte avversaria a base della propria pretesa, con la conseguenza che la non contestazione diventa comportamento processualmente valutabile”.

E quindi il fatto non contestato in modo specifico è un fatto provato: “il contegno processuale del convenuto sostanziale che non contesti i fatti costitutivi del diritto allegati dall’attore sostanziale comporta, in applicazione del principio dispositivo che caratterizza il processo civile, l’inutilità di inserire i fatti stessi all’interno del thema probandum, per la rinuncia della parte a ciò interessata ed onerata a renderli appunto fatti controversi”.

Smarcato tale aspetto il Giudice si è focalizzato sulla contestata vessatorietà della clausola che disciplina gli interessi di mora contenuta nel finanziamento oggetto di causa.

Il Tribunale, in breve, ha chiarito che la contestazione circa la vessatorietà della clausola deve essere suffragata da elementi specifici, allegando e provando i motivi della vessatorietà: “la stessa appare destituita di fondamento giacché manifestamente generica, non avendo parte opponente indicato i necessari parametri di riferimento a sostegno dell’assunto circa la vessatorietà della clausola relativa agli interessi moratori e dei motivi per i quali gli stessi sarebbero manifestamente eccessivi (nello specifico, non risulta dedotta la qualità di consumatore, la misura del t.e.g.m. nel periodo considerato e gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento, invero nemmeno prodotto). Pertanto, avendo la società creditrice fornito prova puntuale dell’esistenza e dell’ammontare della propria pretesa creditoria, e non avendo – di contro – l’odierna opponente fornito la prova di aver adempiuto integralmente alla propria obbligazione di pagamento, né allegato e provato la sussistenza di ulteriori fatti modificativi, impeditivi o estintivi dell’altrui pretesa, limitandosi a sollevare doglianze prive di pregio per le ragioni illustrate ai punti che precedono, va da sé che l’opposizione dalla medesima proposta debba essere rigettata, con conseguente conferma del decreto ingiuntivo opposto”.

In conclusione, attesa la totale genericità degli assunti del debitore, il Giudice ha confermato in toto il decreto ingiuntivo.

Trib. Castrovillari, 13 luglio 2021

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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