Comunione legale, finché pignoramento non ci separi

“DBT” o “non-DBT”: se è stato pronunciato il decreto ingiuntivo, l’insolvenza è certa

In un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo seguito dal nostro studio, una delle eccezioni sollevate dall’opponente era riferita ad una presunta carenza di prova in merito alla comunicazione di decadenza dal beneficio del termine.

L’eccezione, tuttavia, era stata proposta in termini decisamente scarni: la stessa non solo si scontrava inevitabilmente con le risultanze documentali offerte dall’opposta, ma appariva già di per sé contraddittoria con l’atteggiamento processuale assunto dall’opponente.

Ciò premesso, come noto, l’art. 1186 del codice civile prevede che “il creditore può esigere immediatamente la prestazione se il debitore è divenuto insolvente o ha diminuito, per fatto proprio, le garanzie che aveva date o non ha dato le garanzie che aveva promesse”.

Ebbene, l’opposta aveva chiaramente fornito adeguata prova circa l’insolvenza nella quale era incorso il debitore, depositando il contratto di finanziamento, l’estratto conto nonché le lettere con le quali sia la cedente che la cessionaria avevano richiesto il pagamento immediato dell’insoluto.

Controparte, dal lato suo, non aveva minimante contestato di aver sottoscritto il contratto, di aver usufruito dello stesso e di essersi reso inadempiente rispetto agli obblighi assunti.

Tutte le prove documentali sopra richiamate, unite alla pronuncia del decreto ingiuntivo opposto, non potevano quindi lasciare più alcun margine di dubbio circa la morosità del debitore.

La circostanza non è ovviamente sfuggita al magistrato del Tribunale di Agrigento il quale, nella sentenza oggi in commento, ha ribadito e ricordato il seguente granitico principio: “la domanda di pagamento immediato, proposta dal creditore ai sensi dell’art. 1186 c. c., non è subordinata ad una preventiva pronunzia costitutiva, relativamente alla decadenza del debitore dal termine, poiché la sentenza o il decreto ingiuntivo, che accolgono quella domanda, espressamente o implicitamente riconoscono avverata la condizione dell’insolvenza, che non ha bisogno né di espressa domanda di accertamento, né di esplicita declaratoria, potendosi ritenere virtualmente proposta e virtualmente accolta siffatta domanda nel provvedimento di condanna a pagare il debito, salvo il diritto del debitore a far valere (in sede di opposizione, nel caso di decreto ingiuntivo) le sue ragioni circa l’insussistenza della ritenuta insolvenza” (Cass. 8 maggio 2003 n. 6984; conformi: Cass. n. 20042 del 2020, n. 24330 del 2011, n. 6984 del 2003, n. 5371 del 1989)”.

Il magistrato, non avendo quindi rinvenuto nelle difese di parte opponente alcun elemento in grado di sovvertire l’evidenza, ha censurato gli assunti attorei così argomentando: “Nella specie, si deve sottolineare che parte opponente non ha assolutamente contestato la propria insolvenza, né l’estratto conto (certificato conforme ex art. 50 TUB) dal quale questa risulta, ma ha solo lamentato la mancata notifica della detta comunicazione oltre che, genericamente, l’indeterminatezza del presunto credito (di cui si dirà infra).”.

Per le suesposte ragioni, ma non solo, l’opposizione è stata rigettata e il decreto ingiuntivo confermato.

La vicenda si presenta assai utile per ricordare l’importanza di fornire alle proprie argomentazioni difensive un adeguato sostegno probatorio, nel rispetto del noto principio disciplinato dall’art. 2697 cod. civ. in tema di onere della prova.

Trib. Agrigento, 9 novembre 2021, n. 1169

Cesare Giannetti – c.giannetti@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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