Comunione legale, finché pignoramento non ci separi

ABF e cessione del quinto: come conciliare diritto italiano e diritto europeo?

Come noto, da luglio è stata introdotta un’importante modifica della disciplina legislativa relativa all’estinzione anticipata dei contratti di finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

Infatti, la legge n. 106 del 23 luglio 2021 ha introdotto all’art. 11-octies una nuova formulazione dell’art. 125-sexies del Testo Unico Bancario., da applicarsi a tutti i contratti sottoscritti successivamente alla data di entrata in vigore della legge medesima.

Per i contratti antecedenti, invece, come disposto dalla lett. c) 2° comma del precitato articolo, continuano ad applicarsi le disposizioni dell’articolo 125-sexies del testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 e le norme secondarie contenute nelle disposizioni di trasparenza e di vigilanza della Banca d’Italia vigenti alla data della sottoscrizione dei contratti.

Nell’attuale quadro legislativo, com’è possibile conciliare la nuova normativa con la sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’11 settembre 2019 emessa nella causa C 383/18, c.d. sentenza “Lexitor”, che invece sembrava aver previsto il rimborso a favore del consumatore di tutti gli oneri facenti parte della nozione di costo totale del credito, ivi compresi quelli c.d. up front?

Il Collegio di Coordinamento, con la recentissima pronuncia n. 21676/21 del 15.10.2021, cerca di fare chiarezza sul punto.

Dapprima, il Collegio osserva che la novella legislativa è molto chiara nello stabilire una netta cesura tra la disciplina applicabile ai contratti sottoscritti in data anteriore al 25 luglio 2021 e quella applicabile ai contratti stipulati successivamente.

Il combinato disposto dell’art. 11-octies, lett. c) 2° comma, nonché delle disposizioni di rango secondario pro tempore applicabili non lasciano spazio a eventuali dubbi, per cui: la restituzione del costo totale del credito ha ad oggetto soltanto gli oneri c.d. recurring, con esclusione di quelli up front che sono irripetibili.

A questo punto, però, rimane da risolvere l’apparente conflitto tra la norma nazionale (art. 11-octies) e quella comunitaria (art. 16 Direttiva interpretata dalla sentenza Lexitor) con la conseguente domanda: può il Giudice limitarsi a disapplicare (rectius non applicare) la norma nazionale?

Il Collegio di Coordinamento ci fornisce un’importante chiave di lettura, ovvero qualora la norma nazionale sia sufficientemente chiara ed inequivoca e la norma comunitaria non abbia efficacia diretta (come la Direttiva 2008/48/CE), il Giudice non può limitarsi a disapplicare la norma nazionale confliggente, ma può, sempre che ne ravvisi gli estremi, esclusivamente sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta (possibilità preclusa all’ABF, che non è un organo giurisdizionale).

Infine, la decisione in esame ci indica un’interessante spunto ermeneutico, laddove rileva che “la scelta del Legislatore di “riportare indietro le lancette dell’orologio per la disciplina intertemporale, può avere tratto ispirazione non solo da intuibili esigenze equitative di rispetto dell’affidamento riposto dalle parti negli assetti contrattuali concordati secondo le indicazioni consolidate della giurisprudenza nazionale anteriore alla sentenza Lexitor, ma anche dalla considerazione che scelte non dissimili sono state compiute all’interno della UE da altri paesi dalla prestigiosa tradizione giuridica”.

In attesa di nuovi sviluppi, il dibattito giuridico sul tema appare in continua evoluzione.

Mariangela Bonera m.bonera@lascalaw.com

Marco Tafuro – m.tafuro@lascalaw.com

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