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Conversione del contratto di mutuo fondiario. Litisconsorzio necessario

Di recente la Corte d’appello Milano ha affrontato una controversia in materia di superamento del limite di finanziabilità del credito fondiario ex art. 38 TUB, ossia una questione alquanto attuale nel panorama del contenzioso bancario.

La decisione impugnata era scaturita a seguito di un giudizio di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. instaurato tra il terzo datore di ipoteca e la società cessionaria del credito azionato nella procedura.

La Corte d’appello ha prima di tutto rilevato che “nella causa in oggetto il giudice di prime cure ritenuto violato nel caso di specie l’articolo 38 T.U.B. ha implicitamente accertato la nullità del contratto di mutuo fondiario ed ha poi operato d’ufficio una conversione di tale contratto in un ordinario contratto di mutuo garantito da ipoteca”.

Tuttavia, se è indubbio che la domanda volta a far valere la nullità del contratto di mutuo sia stata correttamente proposta dall’opponente nei confronti della cessionaria del credito che ha agito in via esecutiva, i giudici di secondo grado hanno però rilevato come il Tribunale non si sia posto il problema della necessità di integrare il contraddittorio con la Banca cedente, ovvero con la parte che ha stipulato il mutuo oggetto di causa e che  ha poi ceduto non già il contratto, ma la sola posizione creditoria da esso derivante.

Pertanto la Corte d’appello, rilevando un’ipotesi di litisconsorzio necessario, ha ritenuto indispensabile integrare il contraddittorio con la Banca cedente, legittimata a discutere in merito al contratto di mutuo da essa stipulato.

Tale litisconsorzio, infatti, a parere della Corte “ricorre, oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, quando la situazione sostanziale plurisoggettiva dedotta in giudizio debba necessariamente essere decisa in maniera unitaria nei confronti di ogni soggetto che ne sia partecipe, onde non privare la decisione dell’unità connessa all’esperimento dell’azione proposta, e ciò indipendentemente dalla natura del provvedimento richiesto, non rilevando, di per sé, il fatto che la parte istante abbia richiesto una sentenza costitutiva virgola di condanna o meramente dichiarativa.”

Nello specifico, detto principio è stato ritenuto applicabile al caso di specie, in quanto la domanda spiegata dal terzo datore era volta ad ottenere l’accertamento di una situazione giuridica (ovvero la dichiarazione di nullità del contratto di mutuo fondiario), che è unica per più soggetti e che avrebbe portato alla pronuncia di una sentenza inutiliter data,se non fosse stata emessa nei confronti di tutti i legittimi contraddittori.

Corte d’Appello di Milano, 5 maggio 2022, n. 1497

Piergiuseppe Faienza – p.faienza@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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