Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

Una panoramica sull’Arbitro per le controversie finanziarie

È stata pubblicata nei giorni scorsi la relazione annuale sull’attività svolta dall’Arbitro per le Controversie Finanziarie.

Quello appena trascorso è il quinto anno di attività dell’ACF. La pubblicazione della Relazione 2021 ha rappresentato, dunque, anche l’occasione per interessanti considerazioni di più ampio respiro, riferite all’intero quinquennio, anche in prospettiva futura.

Nella nota illustrativa della Relazione, il Presidente precisa, innanzitutto, che “l’emergenza da Covid-19 non ha avuto ripercussioni sui livelli di servizio dell’Arbitro. Le misure via via introdotte dal Governo per contrastare la diffusione del virus si sono rivelate neutre sul fronte ACF. L’essere stato progettato e realizzato come un sistema “nativo digitale” si è rivelata scelta lungimirante. Gli utenti esterni hanno potuto continuare ad interfacciarsi regolarmente e con le ordinarie modalità online, senza subire cali di funzionalità operativa”.

La stessa Nota ricorda altresì che il 1° ottobre 2021 sono entrate in vigore le modifiche al regolamento disciplinante i procedimenti dinanzi all’ACF, con molte novità “orientate a rendere più agevole e celere l’attività istruttoria, lasciando nello stesso tempo sempre aperta la possibilità di un accordo diretto tra le parti che ponga fine alla controversia”, indicando in tal senso: i) l’uso esclusivo della modulistica disponibile sul sito ACF ai fini della valida presentazione del ricorso; ii) la previsione di moduli standard di lunghezza predefinita a disposizione delle parti per la fase del contraddittorio; iii) l’obiettivo di contenimento della produzione di documenti istruttori, proprio di un procedimento a cognizione sommaria; iv) l’incremento dei mezzi a disposizione per il raggiungimento di intese conciliative; v) la limitazione del ricorso ai fatti rientranti nel decennio anteriore alla presentazione del ricorso. 

Modifiche regolamentari che hanno lievemente frenato la proposizione dei ricorsi: nel 2021 sono stati ricevuti 1.582 ricorsi, dato in flessione rispetto ai 1.772 ricorsi dell’anno precedente, proprio a causa del calo dell’ultimo trimestre (-322 ricorsi rispetto allo stesso periodo 2020), motivato sia dalla limitazione temporale, sia dalla necessità di ricorso esclusivo alla modulistica ACF.

Dalla relazione si rileva che rimane elevata l’età anagrafica di quanti si rivolgono all’ACF, con circa il 45% di risparmiatori over 65; percentuale che arriva a sfiorare quota 70% se si tiene conto anche della fascia 55/64 anni. Marginale (circa il 10%) la presenza di ricorrenti under 40. Sono dati che sembrano confermare quanto già ampiamente noto circa la distribuzione della ricchezza finanziaria nel nostro Paese in favore delle fasce di età più avanzata della popolazione.

Altro dato importante è quello dell’aumento nel 2021 del volume complessivo dei risarcimenti riconosciuti ai risparmiatori, con quasi 40 milioni di euro di ristori, a fronte dei 29 milioni del 2020 e dei 16 milioni del 2019. La percentuale di accoglimento dei ricorsi è stata pari, nell’anno, al 69%.

Considerando l’intero quinquennio di attività dell’Arbitro, il monte risarcimenti ha superato alla fine dello scorso anno quota 120 milioni di euro complessivi, con una percentuale di accoglimento dei ricorsi attestatasi al 67%, che ha significato quindi una riduzione importante del contenzioso giudiziale in materia.

La Relazione sottolinea anche l’aumento, nel corso del quinquennio di attività, dei ricorsi presentati con l’assistenza di un procuratore, pari al 57% nel 2017; al 60,4% nel 2018; al 69% nel 2019; al 73,6% nel 2020. La tendenza prevalente è quella di farsi assistere da un legale: l’83% dei casi nel 2021, con una media nel quinquennio di oltre il 70% dei casi.

La Relazione sottolinea che l’Arbitro per le Controversie Finanziaria è un organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra risparmiatori ed intermediari finanziari. Si tratta di uno strumento di ADR (Alternative Dispute Resolution), vale a dire che ha il compito di cercare una rapida ed agevole soluzione delle controversie senza l’intervento dell’Autorità giudiziaria. Si tratta, dunque, per usare le parole della Relazione, “di strumenti complementari più che alternativi al giudice, che non vogliono imporre ma persuadere, convincendo di volta in volta che quella proposta è la migliore soluzione della controversia insorta”.

O ancora, per usare le parole del Presidente nella sua nota, il compito dell’ACF è “proporsi quale meccanismo di risoluzione delle controversie in ambito finanziario, tramite la gestione di un procedimento caratterizzato da un ampio e trasparente contraddittorio tra le parti, che si conclude con un atto a contenuto aggiudicativo decisorio, strutturalmente simile ad una sentenza ma privo del carattere dell’esecutività.

Il campo d’azione dell’ACF è, dunque, quello dei servizi d’investimento prestati dagli intermediari finanziari nei confronti degli investitori retail. Più precisamente, si può ricorrere all’ACF nelle controversie nelle quali l’investitore ritenga che l’intermediario abbia violato gli obblighi di diligenza, correttezza, trasparenza e informazione nella prestazione dei servizi di investimento previsti dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo Unico della Finanza – TUF) e che il comportamento scorretto dell’intermediario gli abbia, ovviamente, causato un danno.

In particolare, il contenzioso sottoposto all’ACF è principalmente originato da momenti genetici del rapporto cliente/intermediario: i) la redazione del questionario di profilatura; ii) l’informativa precontrattuale; iii) la modulistica connessa all’investimento; iv) la valutazione di adeguatezza/appropriatezza dell’operazione; e comunque, più in generale dall’informativa anche ex post fino alla liquidazione dell’investimento.

Le controversie in ACF costituiscono, quindi, un’importante risorsa di conoscenza sui fattori di criticità dei rapporti di investimento finanziario, anche al fine di identificare eventuali correttivi rispetto allo svolgimento dei rapporti contrattuali e, in questo senso, la Relazione riporta interessantissimi approfondimenti sulle varie problematiche procedurali e di merito sottoposte all’Arbitro, con rinvio alle decisioni più significative in ogni ambito.

Per concludere, la Relazione annuale ricorda che Consob e Banca d’Italia hanno stipulato nel 2020 un Protocollo d’intesa per favorire forme di collaborazione tra l’ACF e l’Arbitro Bancario Finanziario, funzionali a garantire più elevati livelli di tutela degli utenti, oltre che meccanismi di coordinamento e di scambio informativo tra i sistemi ACF e ABF. La collaborazione tra i due sistemi ha rappresentato certamente uno strumento che può concorrere al miglior perseguimento degli obiettivi assegnati ad entrambi gli Organismi. 

Collaborazione che diventerà davvero completa non appena verrà avviato l’Arbitro Assicurativo (AAS), con il quale andrà finalmente a completarsi il quadro degli organismi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia bancaria, finanziaria e, appunto, assicurativa. 

L’insieme dei tre Organismi potrà sicuramente rafforzare prassi operative, collaborazione e scambi informativi, al fine di garantire più elevati ed integrati livelli di assistenza e tutela nell’ambito della risoluzione stragiudiziale delle controversie in questi importantissimi settori della vita economica e sociale.

Antonio Ferraguto – a.ferraguto@lascalaw.com

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