Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Accesso fraudolento all’Home Banking, e onere di allegazione in capo al Cliente

Il Collegio di Torino dell’Arbitro Bancario e Finanziario, con una recente pronuncia, è tornato a pronunciarsi in tema di frodi informatiche, nel caso di un bonifico eseguito fraudolentemente da terzi non autorizzati ad accedere al sistema Home Banking del Cliente della Banca.

Nel caso esaminato dal Collegio, il ricorrente sosteneva di aver effettuato un accesso a Google Maps, quando ha avuto un problema con il cellulare che si è spento; dopo averlo riacceso, riceveva una chiamata dal numero verde dell’intermediario con cui veniva informato che erano stati tentati tre bonifici, tramite l’applicazione per smartphone.

Riferiva inoltre al Collegio di non aver mai fornito alcun dato di accesso, e di non aver ricevuto alcun sms o email con cui venivano richiesti tali dati; che il sistema della Banca aveva intercettato l’anomalia di due operazioni su tre, bloccandole, e pertanto l’autorizzazione della terza operazione presentava qualche anomalia. Chiedeva pertanto il rimborso della somma fraudolentemente sottratta.

L’operazione contestata dal ricorrente (bonifico bancario) è disciplinata dal d.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11, modificato a seguito dell’entrata in vigore (il 13/01/2018) del D.lgs. 15 dicembre 2017, n. 218, di recepimento della direttiva (UE) 2015/2366 (c.d. PSD2) relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, nonché adeguamento delle disposizioni interne al regolamento (UE) n. 751/2015 relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta.

Come noto, ai sensi degli articoli 10 e 12 del citato decreto, ricade sull’intermediario (Payment Services Provider) l’onere di provare l’inadempimento doloso o gravemente colposo dell’utente, con la precisazione per cui tale prova non può essere ricavata dall’apparente regolare utilizzo degli strumenti di pagamento e dalla circostanza per cui le operazioni sono state eseguite mediante il corretto inserimento delle credenziali di accesso.

L’A.B.F., nel caso in esame, ha quindi rilevato che il PSP aveva predisposto un sistema di autenticazione a due fattori, sia per l’accesso al servizio di Home Banking, sia per l’esecuzione delle operazioni. Dalle tracce informatiche fornite dall’intermediario resistente a comprova della corretta autenticazione dell’operazione contestata risultava che l’operazione era stata effettuata dallo smartphone abitualmente utilizzato dalla parte ricorrente, seguendo le previste procedure di autorizzazione previste senza la rilevazione di alcuna anomalia.

Tanto rilevato in merito alle difese dell’intermediario, il Collegio ha ritenuto che la domanda del ricorrente fosse carente sotto il profilo delle allegazioni, risolvendosi nel semplice, formale disconoscimento delle operazioni.

Il non aver allegato alcuna concreta ed ulteriore contestualizzazione fattuale, impediva di fatto la successiva indagine sull’assolvimento dell’onere della prova della colpa grave da parte dell’intermediario.

Il Collegio ha quindi concluso per la non accoglibilità del ricorso.

Consulta l’infografica

Arbitro Bancario Finanziario, Collegio di Torino, 03.09.2021

Riccardo Stefan – r.stefan@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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