Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Prelievo cardless non autorizzato a seguito di frode informatica

Con una recente decisione, il Collegio di Bologna ha affrontato la questione della richiesta di restituzione di somme indebitamente prelevate da terzi ignoti, mediate prelievo cardless, a seguito di frode informatica.

Più precisamente, la parte ricorrente riferiva di essere rappresentate volontario dell’intestatario di rapporto di conto corrente aperto presso l’intermediario resistente, rappresentando che a detto c/c non era legata alcuna carta di debito o di credito, essendo stato per il medesimo attivato il servizio di prelievo cardless, che avveniva utilizzando esclusivamente lo smartphone della ricorrente.

Dettagliatamente, la ricorrente lamentava che, a seguito di frode informatica, erano stati effettuati da terzi ignoti, due prelievi presso uno sportello in un luogo sconosciuto, a cui era seguito il disconoscimento delle operazioni fraudolente e la richiesta di rimborso, negato dall’intermediario, che aveva addotto la regolarità delle operazioni.

A fronte di tale rappresentazione fattuale, la ricorrente chiedeva, con il ricorso al Collegio, la condanna dell’intermediario alla restituzione della somma indebitamente prelevata da terzi.

Si costituiva l’intermediario, chiedendo il rigetto del ricorso e affermando l’esclusiva imputabilità dell’esecuzione delle operazioni disconosciute alla condotta gravemente colposa della ricorrente. In particolare, la banca precisava che il prelievo era stata correttamente autorizzato mediante l’inserimento dei codici inviati sul telefono della ricorrente e che, pertanto, le operazioni erano da considerarsi regolari.

Il Collegio non ha ritenuto il ricorso meritevole di accoglimento in quanto ha ritenuto provata la colpa grave della ricorrente nella custodia delle credenziali, sottolineando come la stessa avesse affermato nella denuncia presentata di essere stata vittima di una frode informatica senza però essere stata in grado di spiegare con quali modalità i terzi malfattori sarebbero venuti a conoscenza dei codici inviati sul suo telefono, che hanno permesso agli stessi lo svolgimento delle operazioni disconosciute.

ABF, Decisione del 30 novembre 2021 n. 24399

Veronica Polei – v.polei@lascalaw.com

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