Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

L’Arbitro Bancario Finanziario torna sulla rilevanza dell’onere probatorio

Con una recentissima decisione, il Collegio di Napoli ha respinto un ricorso con cui veniva richiesto un risarcimento danni, patrimoniali e non patrimoniali, asseritamente patiti in conseguenza del ritardo nella lavorazione di una pratica successoria avviata dagli eredi dell’originario intestatario di un conto corrente e di un dossier titoli.

Il Collegio, sulla scia della granitica giurisprudenza sia dello stesso Arbitro, sia di legittimità, ha ribadito il principio secondo il quale “in base alla regola di giudizio sancita nell’art.2697 c.c., il rischio della mancanza o insufficienza della prova di un fatto controverso non può che essere addossato alla parte che, avendolo affermato, aveva l’interesse a dimostrarlo”.

Il principio dell’onere probatorio, dunque, è tornato a fare da padrone ai fini della determinazione del decisum.

In particolare, si legge in sede motivazionale che “assume rilievo assorbente l’assoluta carenza di elementi comprovanti l’esistenza dei danni lamentati” atteso che “va provato e rimane onere della parte ricorrente indicare al Collegio idonei elementi di valutazione” ai fini della dimostrazione dei paventati e subiti danni patrimoniali e non patrimoniali.

L’Arbitro ha nello specifico sottolineato che per decidere al fine sulla fondatezza della domanda, non può che farsi applicazione, “in linea di massima” (stante l’assenza di specifici richiami alle norme generali e avuto riguardo alla natura “valutativa” del responso), delle regole fondamentali del processo civile: il principio dispositivo (artt. 99 e 115 c.p.c); il principio del contraddittorio (art. 101 c.p.c. e 167 c.p.c.) e il principio dell’onere della prova (art. 2697 cc.) (Coll. Coordinamento, decisione n. 7716/2017).

In tal senso si era già espresso il Collegio di Coordinamento con la decisione n.10929 del 15 dicembre 2016, nella quale sono stati tra l’altro precisati i limiti cognitivi dell’ABF (“definiti dalla domanda formulata dalla parte ricorrente e dalle argomentazioni di segno contrario, addotte dalla parte resistente, senza che l’arbitro possa esaminare situazioni fattuali diverse da quelle rappresentate dalle parti interessate”). Dunque, il Collegio, in applicazione di quando evidenziato,  ha sottolineato come l’Arbitro bancario non possa andare alla ricerca della verità, ma debba decidere sulla base dei fatti allegati dalle parti e delle prove fornite per supportarli: quindi nei limiti del tema della decisione e del tema della prova come parametrabile sulla scorta delle rispettive deduzioni (non a caso il Codice deontologico per i componenti dell’Organo decidente stabilisce all’art.11, comma 3, che “i componenti del collegio esaminano adeguatamente i fatti e gli argomenti prodotti dalle parti”).

Alla luce di tali complessive argomentazioni, l’Arbitro ha enunciato il principio di diritto sopra riportato e ha respinto il ricorso.

ABF, 30 settembre 2021, n. 20674

Andrea Monesiglio – a.monesiglio@lascalaw.com

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