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Domanda di rimborso dei costi recurring e carenza di documentazione probatoria

La pronuncia in esame trae origine dalla richiesta da parte di un cliente di rimborso delle commissioni non maturate a seguito dell’estinzione anticipata, ai sensi dell’art. 125 sexies TUB, di un contratto di finanziamento stipulato con l’intermediario convenuto.

Nella riunione del 14/12/2021 l’Arbitro ha invitato le parti a trasmettere copia del contratto e del conteggio estintivo, assegnando a tal fine alle stesse il termine perentorio di quindici giorni dalla ricezione della richiesta di integrazione, stante l’incompletezza della documentazione prodotta (in particolare l’assenza del contratto completo e del conteggio di estinzione anticipata).

Il ricorrente nulla ha depositato.

Dalla documentazione prodotta si evinceva che il finanziamento avrebbe dovuto considerarsi estinto in corrispondenza della rata n. 48/120, ma non essendo stato depositato in atti il conteggio estintivo, non era possibile verificare eventuali rimborsi disposti dall’intermediario.

La questione sottoposta al Collegio ha riguardato in generale lo spazio applicativo del principio dell’onere della prova nel procedimento ABF e, più specificamente, le conseguenze che l’Arbitro bancario deve trarre dall’eventuale carenza o insufficienza del materiale probatorio fornito dal ricorrente che abbia proposto una domanda di rimborso dei costi continuativi del credito ai sensi dell’art.125-sexies TUB.

La risposta al quesito esige alcune puntualizzazioni sulle caratteristiche peculiari del procedimento ABF nonché, sulla natura della domanda proposta ai sensi della norma sopra citata.

Innanzitutto, è opportuno osservare che l’art. 125-sexies TUB sancisce il diritto del consumatore che abbia estinto anticipatamente il finanziamento a una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la durata residua del contratto.

Quindi il suo diritto è strettamente correlato ai costi continuativi che, una volta intervenuta la estinzione, non hanno più causa giustificativa e che, essendo stati sopportati anticipatamente al momento di conclusione del contratto, devono essere rimborsati secondo la regola dell’indebito oggettivo per difetto del sinallagma (art.2033 c.c.)

Nella pronuncia in questione, vengono richiamati i principi dettati dal Collegio di Coordinamento ABF con la pronuncia 7716/2017 – decisione prima della quale non si erano registrati orientamenti uniformi sulla questione relativa al rilievo del principio dell’onere della prova nel procedimento ABF- in virtù dei quali è il ricorrente a dover provare la natura recurring (ossia di spese diverse dai tassi di interesse poste a carico del cliente e legate alla durata del contratto) di una determinata voce di costo, fatto salvo il caso in cui, in presenza di un principio di prova fornito da quest’ultimo, il Collegio ritenga possibile disporre un’integrazione documentale.

In linea concettuale, una prova insufficiente equivale a una prova mancante, ma tale enunciato va coordinato nel procedimento ABF con la non trascurabile regola sancita nell’art. 8 del Regolamento per il funzionamento dell’Organo decidente dell’ABF, il quale stabilisce al comma 3 che «ove il Collegio ritenga necessaria una integrazione dell’istruttoria, dispone la sospensione del procedimento».

Tuttavia, deve senz’altro escludersi che l’integrazione istruttoria possa compensare la prova di un fatto del tutto assente, sia perché l’integrabilità presuppone logicamente l’esistenza di una prova, sia pure “insufficiente”, sia perché altrimenti verrebbe sconvolto il principio “sostanziale” dell’onere della prova senza la chiara presenza di una disposizione deviante.

A tal fine il ricorrente ha dunque l’onere di produrre il contratto, anche e proprio nella parte in cui sia convenuta la clausola della cui natura si controverte, sicché la carenza documentale non può che determinare l’esito del procedimento in senso a lui sfavorevole, salvo che alla incompletezza documentale sia possibile sopperire nei limiti e nei sensi che sono stati prima precisati sulla base della speciale norma regolamentare.

Nel caso di specie, l’arbitro ha disposto un’integrazione della documentazione, ma la stessa non è stata validamente depositata dal ricorrente (né dal resistente, che ha effettuato la produzione tardivamente); di conseguenza non essendo stato prodotto il contratto, non poteva dirsi assolto l’onere probatorio rispetto all’eventuale natura recurring degli oneri chiesti in restituzione dal ricorrente e per tale motivo il ricorso non è stato ritenuto meritevole di accoglimento da parte del Collegio.

ABF, Collegio di Bologna, 30 marzo 2022 n. 5324

Chiara Ciotti – c.ciotti@lascalaw.com

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