La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

Diritto all’indennità di fine rapporto dell’ex coniuge in caso di divorzio: a chi spetta e a chi non spetta

È da escludersi il diritto all’indennità di fine rapporto se l’attività lavorativa svolta dall’ex coniuge era di tipo imprenditoriale (imprenditore, agente generale, ecc …).

Questo, in estrema sintesi, quanto affermato dalla VI sezione dalla Cassazione nella sentenza in commento (Cass. civ., 09.09.2016, n. 17883).

Nel solco di un orientamento ormai consolidato, la Suprema Corte ha ribadito infatti che, ai fini applicativi – e quindi al fine di comprendere chi abbia diritto o meno all’indennità di fine rapporto dell’ex coniuge -, l’art. 12 bis della Legge sul Divorzio[1] deve essere interpretato conformemente a quella che ne è la ratio, ossia la realizzazione di “una forma di partecipazione, sia pure posticipata, alle fortune economiche costruite insieme dai coniugi finché il rapporto è durato, ovvero ad imporre la ripartizione tra coniugi di un’entità economica maturata nel corso del rapporto di lavoro e del matrimonio, soddisfacendo in tal modo esigenze di natura non solo assistenziale (…), rapportate cioè al contributo personale ed economico fornito dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune”.

E sebbene la locuzione “indennità di fine rapporto” sia qui suscettibile di una interpretazione che vada anche oltre i confini dell’istituto previsto dall’art. 2120 cod. civ. in materia di lavoro parasubordinato, cionondimeno, è pur sempre strettamente connessa alla nozione di lavoro da intendersi, ai presenti fini, quale “prestazione resa in via prevalentemente personale”. Non invece quale lavoro di natura imprenditoriale, o in ogni caso svolto mediante una sottostante struttura lavorativa organizzata, comprensiva, soprattutto, dell’operato e del lavoro altrui. Esulando quindi dall’ambito applicativo dell’art. 12-bis L. 898/70 gli imprenditori ed anche gli agenti in genere.

Nel caso di specie, la Cassazione ha quindi confermato quanto deciso dalla Corte d’Appello, ritenendo che nel caso di specie – si trattava della richiesta avanzata dalla ex coniuge di un agente generale di INA-Assitalia S.p.A., che aveva agito in giudizio per veder accertato il proprio diritto ad una quota dell’indennità di fine rapporto dell’ex marito – fosse corretto non riconoscerle il diritto in questione.

[1] L’art. 12-bis L. 898/70 stabilisce come noto che “il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno di mantenimento divorziole, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza di divorzio. Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio”.

Benedetta Minotti b.minotti@lascalaw.com

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