La rivincita del promissario acquirente

Il diritto al compenso dell’avvocato sorge con la pubblicazione della sentenza

La conclusione della prestazione, che l’art. 2957, comma 2, c.c. individua quale dies a quo del decorso del termine triennale di prescrizione delle competenze dovute all’avvocato, deve individuarsi nell’esaurimento dell’affare per il cui svolgimento è conferito l’incarico, momento che coincide con la pubblicazione del provvedimento decisorio definitivo.

Così ha concluso la Cassazione, in una recente sentenza.

Un avvocato aveva ricevuto l’incarico professionale in una controversia giudiziale che si concludeva regolarmente con sentenza nel 2004.

Prima dell’emissione della sentenza, il legale chiedeva al competente Consiglio dell’Ordine un parere di congruità sulla parcella relativa ai compensi a lui dovuti e, sulla base di questo parere, chiedeva ed otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti del proprio cliente.

Sulla scorta del decreto ingiuntivo, poi, avviava l’esecuzione forzata che però risulta infruttuosa.

A quel punto l’avvocato decideva di convenire in giudizio dinanzi al competente tribunale le persone che ricoprivano la carica di segretario della suddetta associazione i quali – avendo agito in nome e per conto di essa nel conferire l’incarico professionale – rispondevano per responsabilità sussidiaria.

Sia in primo grado che nel giudizio di appello, la domanda dell’avvocato veniva però rigettata in quanto l’avvocato risultava decaduto dal proprio diritto di credito per non aver coltivato la domanda entro il termine previsto dall’art. 1957 c.c. Tuttavia, nel calcolare il detto termine, veniva preso come dies a quo la data in cui l’Ordine degli avvocati aveva emesso il proprio parere di congruità sulla parcella presentata dall’avvocato, quindi, anteriore alla data di emissione della sentenza.

Sul caso è intervenuta la Cassazione, adita dal legale, ricordando che “la scadenza dell’obbligazione è il momento in cui il creditore può pretendere l’adempimento del credito che ne formava oggetto. E poiché la normativa fa decorrere la prescrizione presuntiva del diritto all’onorario professionale dalla conclusione del giudizio, per il quale l’opera professionale viene svolta, ciò vuol dire che solo da quel momento l’obbligazione può dirsi scaduta e, quindi, il relativo diritto può essere fatto valere”. Pertanto “se il diritto al pagamento dell’onorario professionale può essere fatto valere dopo la conclusione del giudizio, è evidente l’errore della Corte d’appello che ha ritenuto che la sola presentazione all’ordine degli avvocati del parere di congruità della parcella costituisse il momento di scadenza della pubblicazione ai sensi dell’art. 1957 c.c..”

Cass., Sez. III, 21 febbraio 2020, n. 4595

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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