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Diritti reali “parziali” su partecipazioni di s.r.l.

Meritevole di segnalazione è il recente studio n. 836-2014/l del Consiglio Nazionale del Notariato, il quale, infatti, affronta un tema di grande interesse e, precisamente, quello afferente la possibilità di costituire diritti di pegno, usufrutto e sequestro solo su una parte di una partecipazione di s.r.l.. 

La questione viene analizzata previo breve excursus su un’altra tematica, rispetto alla quale quella in esame è ontologicamente collegata e che afferisce il concetto di divisibilità (ovvero di unitarietà) di una quota di s.r.l.

Come ricorda lo “studio”, la dottrina aveva iniziato a volgere la propria attenzione verso quest’ultimo argomento in seguito alla novella del 2003 che aveva eliminato il concetto di divisibilità della quota di srl presente invece nel previgente art. 2482 Cod. Civ. (che infatti prevedeva espressamente – salvo diversa disposizione statutaria – la divisibilità delle quote in caso di alienazione e di successione mortis causa).

Secondo i più, detta modifica non doveva comunque indurre a ritenere che fosse venuto meno il principio di divisibilità naturale della partecipazione, in quanto, diversamente, si sarebbe parimenti dovuta escludere anche la cessione parziale della partecipazione; ipotesi, quest’ultima, evidentemente “al di fuori di ogni logica accettata dalla realtà economica”.

Questa parte di dottrina (maggioritaria), dunque, è anche quella che – coerentemente – afferma la possibilità di assoggettamento anche di una sola parte della quota ai vincoli reali ex art. 2471bis Cod. Civ. e lo fa, tra l’altro, ricordando gli effetti dell’usufrutto, pegno o sequestro nel caso di aumento di capitale a titolo oneroso: ipotesi, questa, nella quale – salvo diversa clausola contrattuale – il vincolo non si estende alle quote di nuova emissione, con la conseguenza che “la partecipazione di cui è titolare il debitore può, all’esito dell’operazione, esser solo “parzialmente” gravata dal diritto di garanzia”.

Alla luce di tutto quanto sopra, dunque, benché la questione inerente la possibilità di costituire un vincolo parziale non sia inequivocabilmente definita, pare possa essere risolta in senso sostanzialmente favorevole, in particolare nel caso in cui la divisibilità sia sancita dall’atto costitutivo.

Al ricorrere di tale ipotesi bisognerebbe poi però chiedersi con quali modalità si potrebbero esercitare i diritti connessi all’unica partecipazione societaria in parte libera e in parte sottoposta a vincolo.

Secondo lo “studio”, la risposta a tale quesito dovrebbe essere ricavata dal concetto di “diversa pattuizione” previsto all’art. 2352 Cod. Civ. in tema di diritti reali sulle azioni e richiamato nell’art. 2471bis Cod. Civ. in virtù del quale, dunque, il titolare del diritto reale ed il socio potrebbero graduare la spettanza del diritto di voto, ad esempio attribuendo al primo il diritto di voto con eccezione di talune delibere.

18 febbraio 2015

Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com

 

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