I diritti di credito non fanno parte della comunione legale tra i coniugi

La Corte di Cassazione affronta il tema dell’oggetto della comunione legale tra coniugi, confermando l’orientamento prevalente in giurisprudenza.

La Cassazione è chiamata a giudicare una sentenza della Corte di Appello di Ancona: la Corte territoriale, applicando l’interpretazione dominante dell’art. 177 c.c., afferma che in caso di preliminare stipulato da uno solo dei coniugi l’altro non può vantare alcun diritto successivamente allo scioglimento del matrimonio, non essendo neppure legittimato ad agire ex. art. 2932 c.c.

L’art. 177 c.c. lett. a) dichiara che costituiscono oggetto della comunione “gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali”.

Secondo la parte ricorrente bisognerebbe interpretare la norma in questione includendo nella previsione anche i diritti di credito. Osserva che se la ragione della comunione legale sta nell’esigenza di far beneficiare i coniugi di tutti gli incrementi economici acquisiti al loro patrimonio (sia pure con l’eccezione dei beni personali), non si comprende il motivo per cui l’acquisto di un diritto di credito debba essersene escluso, trattandosi anche in tal caso di un incremento patrimoniale.

Quanto esposto dalla parte ricorrente è stato ritenuto infondato dalla Cassazione.

Secondo il costante orientamento della Cassazione, non cade in comunione legale l’immobile, che promesso in vendita a persona coniugata in regime di comunione legale, sia coattivamente trasferito ex art. 2932 cod. civ., a causa dell’inadempimento del promittente venditore, al promissario acquirente, con sentenza passata in giudicato dopo che tra quest’ultimo ed il coniuge era stata pronunciata la separazione.

È stato infatti precisato che la comunione legale fra i coniugi, di cui all’art. 177 c.c., riguarda gli acquisti, cioè gli atti implicanti l’effettivo trasferimento della proprietà della res o la costituzione di diritti reali sulla medesima, non quindi i diritti di credito sorti dal contratto concluso da uno dei coniugi, i quali, per la loro stessa natura relativa e personale, pur se strumentali all’acquisizione di una res, non sono suscettibili di cadere in comunione.

Cass., Sez. II, 3 giugno 2016, n. 11504 (leggi la sentenza)

Giovanni Davide Bertolig.bertoli@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

La Suprema Corte ha avuto modo di pronunciarsi di recente su un aspetto importante di una più ampia...

Persone e Famiglia

L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

La Cassazione è tornata ad occuparsi dell’annosa e sempre complicata questione della debenza da ...

Persone e Famiglia

Vado a stare da papà

La riduzione dell’attività lavorativa causata dalla pandemia e il conseguente calo del fatturato ...

Coronavirus

X