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Dimmi quando hai presentato l’atto e ti dirò che sospensione feriale hai

La riduzione della sospensione feriale dei termini – che attualmente decorre dal 1° al 31 agosto di ogni anno – si applica anche ai giudizi instaurati prima della sua entrata in vigore.

Tale, in sintesi, è il contenuto della sentenza della Corte di Cassazione n. 1240 con la quale i Giudici di Legittimità si sono pronunciati sulla possibilità o meno di un’applicazione immediata, dall’anno 2015, della riduzione del periodo di sospensione feriale che, a seguito della modifica introdotta dall’art. 16 del D.L. n. 132 del 2014 all’art. 1 L. n. 741/2016, non coincide più con il termine di 46 giorni, bensì di 31.

Nel corso del giudizio di appello all’udienza del 5 maggio 2016 è stata dichiarata l’interruzione del processo, conseguente alla dichiarazione del difensore dell’appellante del decesso della parte. Il 19 settembre 2016 la difesa dell’appellata ha depositato un’istanza con la quale chiedeva l’estinzione del giudizio per mancata riassunzione nei termini, i quali erano stati ridotti a tre mesi dal D.L. n. 132/14. All’udienza di comparizione delle parti, tenutasi nel dicembre 2016, la Corte Territoriale ha preso atto della mancata notificazione del decreto di fissazione udienza agli eredi della parte deceduta e con successiva sentenza ha dichiarato l’estinzione del giudizio per mancata riassunzione nei termini di legge.

Contro tale sentenza proponeva ricorso in Cassazione l’erede della parte defunta per due motivi. Il primo consistente nella denuncia di violazione e falsa applicazione degli artt. 305 e 302 c.p.c., nonché del D.L. n 132 del 2014. La ricorrente, infatti, riteneva che al procedimento si dovesse applicare il termine di 46 giorni e non quello di 31 previsto dalla novella introdotta dal D.L. n. 132/2014, dato che il giudizio di primo grado era stato introdotto prima dell’entrata in vigore di tale Decreto. Tale riduzione, secondo le argomentazioni del ricorrente, non poteva essere applicata ai processi già pendenti alla data della sua entrata in vigore. Di conseguenza, l’istanza di estinzione depositata dall’appellata il 19 settembre 2016 doveva essere considerata atto idoneo a consentire la riattivazione del processo interrotto.

Con il secondo motivo la ricorrente sosteneva che la decisione della Corte D’Appello sarebbe stata adottata in violazione del principio del contraddittorio, non essendole stato notificato il decreto di fissazione udienza e non avendo potuto partecipare al giudizio riassuntivo. I due motivi sono stati esaminati congiuntamente dalla Suprema Corte.

I giudici di legittimità hanno precisato che “indipendentemente dalla possibilità di attribuire all’istanza di parte appellata del 19 settembre 2016 la valenza di atto di riassunzione ovvero di prosecuzione del giudizio interrotto (contrastando peraltro tale assunto con il tenore dell’atto stesso finalizzato unicamente a sollecitare l’esercizio del dovere, ormai officioso, del giudice di dichiarare l’estinzione del processo una volta decorso il termine previsto per la riassunzione ex art. 305 c.p.c.), a tale data era ormai maturato il termine di legge senza che nessuna delle parti si fosse tempestivamente attivata”.

In sintesi, la Suprema Corte ha sostenuto che la riduzione del periodo di sospensione feriale fosse immediatamente applicabile a decorrere dal 2015 – anno dell’entrata in vigore dell’art. 16 D.L. 132/2014 – a nulla rilevando la data dell’introduzione del giudizio. La sospensione feriale di 31 giorni, dunque, si applica anche ai processi pendenti al momento dell’entrata in vigore del D.L. 132/2014 a conferma del principio di diritto “tempus regit actum”.

La constatazione che alla data del deposito dell’istanza di estinzione il termine di legge era maturato senza che le parti si fossero tempestivamente attivate per la riassunzione, ha comportato la dichiarazione dell’infondatezza del secondo motivo. La previsione della dichiarazione d’ufficio dell’estinzione in caso di mancata riassunzione dei termini comporta, infatti, che tale provvedimento possa essere assunto in assenza di un contraddittorio tra le parti. Sulla base di tali argomentazioni, il ricorso è stato rigettato.

Cass., Sez. VI – 2, 17 gennaio 2019, ordinanza n. 1240

Margherita Bracci – m.bracci@lascalaw.com

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