La rivincita del promissario acquirente

Difetto o mancanza della procura alle liti? Il Giudice è obbligato a farla sanare!

L’art. 182, comma 2, c.p.c., nella formulazione introdotta dall’art. 46, comma 2, Legge n. 69/2009, secondo cui il giudice che accerti un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione è tenuto a consentirne la sanatoria, assegnando un termine alla parte che non vi abbia provveduto di sua iniziativa, con effetti ex tunc.

Il termine non è soggetto a limite delle preclusioni derivanti dalle decadenze processuali, e trova applicazione anche qualora la procura manchi del tutto oltre che quando essa sia inficiata da un vizio che ne determini la nullità, restando, perciò, al riguardo irrilevante la distinzione tra nullità e inesistenza della stessa, tale principio è da ritenersi applicabile anche nel giudizio d’appello.

Il caso che ha involto la Suprema Corte, la quale si è espressa con sentenza n. 23958 del 29 ottobre 2020, è stata l’occasione per analizzare la corretta operatività dell’art. 182 c.p.c., anche alla luce di suoi precedenti giurisprudenziali.

Con l’intervento riformatore del 2009 il legislatore si è aperto ad una visione meno formalistica del processo, ammettendo che, attraverso la segnalazione del giudice, la parte possa sanare qualunque vizio della procura, infatti, la disposizione normativa, evitando una pronuncia in rito, risponde effettivamente ad esigenze di economia processuale.

Il testo regolato dell’art. 182 c.p.c., comma 2, disciplina che “il giudice assegni alle parti un termine” per la regolarizzazione in luogo della sua facoltà, differentemente da quanto sancito nel testo anteriore alla modifica di cui alla L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 2, secondo cui “il giudice può assegnare un termine”; ed ancora, mentre il testo previgente prevedeva la possibilità di regolarizzazione della procura solo nei casi di difetto di rappresentanza, assistenza ed autorizzazione, l’attuale formulazione estende la sanatoria ai casi di assenza della procura e ai casi che ne implicano la nullità, facendo salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda, che si verificano fin dal momento della prima notificazione, se il termine per la sanatoria viene rispettato.

La modifica normativa è in linea con l’attuale Giurisprudenza, che, nell’interpretare l’art. 182 nel testo anteriore alla modifica di cui alla L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 2, era unanime nel ritenere che, in tutte le ipotesi in cui si configurasse un vizio della procura, e, persino in quelle di omesso deposito della procura speciale alle liti, la quale fosse stata semplicemente enunciata o richiamata negli atti della parte, il giudice era tenuto ad invitare la parte a produrre l’atto mancante, e tale invito poteva e doveva essere fatto, in qualsiasi momento, anche dal giudice dell’appello, sicché solo in esito ad esso il giudice avrebbe dovuto adottare le conseguenti determinazioni circa la costituzione della parte in giudizio, reputandola invalida soltanto nel caso in cui l’invito fosse rimasto infruttuoso (Cass. 11359/2014; Cass. n. 19169/2014 e Cass. n. 3181/2016).

A motivare la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione vi è pronuncia delle Sezioni Unite, proprio in relazione alla portata della precedente versione dell’art. 182, comma 2, che avevano affermato il principio “che vale vieppiù con riferimento al suo testo come sostituito per effetto della L. n. 69 del 2009 – secondo cui il suo disposto dovesse essere interpretato nel senso che il giudice, quando avesse rilevato un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione, era tenuto a garantire la sanatoria, in qualsiasi fase e grado del giudizio ed indipendentemente dalle cause del predetto difetto, assegnando a tal proposito un termine alla parte che non vi avesse già provveduto di sua iniziativa, con effetti ex tunc, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali” (Cass. S.U. n. 9217/10 e, nel medesimo senso, Cass. S.U. 28337/2011; successivamente cfr. Cass. 22559/2015 e, da ultimo, Cass. n. 3894/2017).

Pertanto si tratta di un termine che il giudice deve concedere in modo officioso, non si è al cospetto di una mera facoltà, questo perché il giudicante deve rilevare, fin dalla fase iniziale del processo, i vizi degli atti processuali inerenti lo jus postulandi, permettendo alla parte di poterli eliminare senza la necessità di instaurare un nuovo processo.

Il richiamo è all’insegnamento della Corte di Cassazione, sentenza n. 6041/2018, in base al quale il meccanismo di sanatoria, per effetto della regolarizzazione ex art. 182, comma 2, c.p.c., opera anche nel giudizio di appello.

Cass., Sez. II, 29 ottobre 2020, n. 23958

Caterina Morabito – c.morabito@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Con sentenza depositata in data 16 settembre 2020, il Tribunale di Foggia si è pronunciato in merit...

Diritto Processuale Civile

Il deposito cauzionale equivale a consegna materiale

La procura rilasciata al difensore per il giudizio di cognizione deve essere intesa come volta non s...

Diritto Processuale Civile

Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

È stato dichiarato che, in ambito di responsabilità aggravata di cui all’art. 96 comma 3, c.p.c....

Diritto Processuale Civile

X