A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Dichiarazione infedele: il ravvedimento operoso deve intervenire prima del procedimento penale

Il ravvedimento operoso deve intervenire prima che l’autore del reato abbia formale conoscenza delle attività e dei procedimenti appena menzionati e, pertanto, non rientrano nell’ambito applicativo della norma i pagamenti effettuati a seguito di speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento che presuppongono l’accertamento della pretesa tributaria, i quali possono esclusivamente rilevare ai fini della applicazione della speciale circostanza attenuante con una riduzione di pena fino alla metà.

La Corte di Appello confermava integralmente la pronuncia resa all’esito del primo grado di giudizio con cui il Tribunale condannava l’imputato ritenendolo responsabile del reato di cui all’art. 4 d. Igs. 74/2000 (dichiarazione infedele) per aver indicato nella dichiarazione dei redditi relativa ad un determinato anno di imposta, al fine di evadere la relativa imposta, elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo, costituito dalla somma superiore al 10% rispetto a quella indicata in dichiarazione.

L’imputato, per il tramite del proprio difensore, proponeva ricorso per cassazione articolando diversi motivi di doglianza tra cui violazione di legge riferita all’art. 13 d.lgs. 74/2000 in punto di mancato riconoscimento della causa di non punibilità in presenza dell’integrale pagamento del debito tributario completato dall’imputato, in conformità al piano di rateizzazione concordato con l’Agenzia delle Entrate.

La speciale causa di non punibilità invocata dalla difesa risulta disciplinata dall’art. 13 d.lgs. n. 74 del 2000, come modificato dall’art. 11, comma 1 d.lgs. n. 158 del 24 settembre 2015, che, al secondo comma, in relazione ai delitti di dichiarazione infedele (e omessa dichiarazione) prevede una causa di non punibilità qualora i debiti tributari, comprensivi di sanzioni ed interessi, siano stati estinti mediante pagamento integrale di tutti gli importi dovuti attraverso un ravvedimento operoso sempre che questo sia intervenuto prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.

Il ravvedimento operoso, al quale la norma subordina l’applicazione della causa di non punibilità per il delitto di cui all’art. 4, d.lgs. n. 74 del 2000, deve quindi intervenire prima che l’autore del reato abbia formale conoscenza delle attività e dei procedimenti appena menzionati e, pertanto, non rientrano nell’ambito applicativo della norma i pagamenti effettuati a seguito di speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento che presuppongono l’accertamento della pretesa tributaria, i quali possono esclusivamente rilevare ai fini della applicazione della circostanza attenuante di cui all’art. 13 bis, comma 1, del medesimo legislativo, con una riduzione di pena fino alla metà.

Pur dandosi atto nella sentenza del Tribunale in più punti dell’integrale pagamento del debito tributario, delle sanzioni e degli interessi, risulta tuttavia che tale pagamento si era concluso quando il processo era già entrato nella fase dibattimentale dove il difensore del ricorrente aveva prodotto l’istanza di accertamento con adesione relativa all’anno di cui alla contestazione e il piano di ammortamento concordato con l’amministrazione finanziaria per il versamento rateale delle somme oggetto di accertamento. Nel caso in esame, non essendo il pagamento del debito tributario intervenuto prima dell’apertura del dibattimento e non avendo, pertanto, il ricorrente esercitato la facoltà attribuitagli dalla norma citata, già vigente al momento dell’apertura del dibattimento, la decisione del Tribunale di valorizzare l’integrale estinzione del debito quale condotta positivamente valutabile ai soli fini della applicazione delle circostanze attenuanti generiche deve ritenersi corretta, non potendo l’imputato fruire della causa di non punibilità sollecitata con il ricorso.

Cass., Sez. Feriale, 27 agosto 2020, n. 24589

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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