Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Dichiarazione di fallimento e stato di insolvenza 

Il Tribunale di Parma, chiamato a pronunciarsi su un ricorso per la dichiarazione di fallimento di una società, ha ribadito che, ai fini della dichiarazione di fallimento di un imprenditore commerciale, devono sussistere contemporaneamente le seguenti condizioni: la mancata dimostrazione del possesso congiunto dei requisiti di cui all’art. 1 l.f.; l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati superiore ad Euro 30.000,00; la sussistenza dello stato di insolvenza.

Circa lo stato di insolvenza, il Tribunale ha dapprima osservato, richiamando la giurisprudenza ormai consolidata, che detto stato “sussiste quando l’imprenditore non è in grado di adempiere regolarmente, tempestivamente e con i mezzi normali alle proprie obbligazioni, per essere venute meno le condizioni di liquidità e di credito nelle quali deve trovarsi un’impresa commerciale, anche se l’attivo superi eventualmente il passivo e non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili”.

Successivamente, ha sostenuto che non sussiste lo stato di insolvenza ai fini della dichiarazione di fallimento quando il credito vantato dal ricorrente sia oggetto di contestazioni non manifestamente pretestuose, le altre posizioni debitorie dell’imprenditore siano state rinegoziate attraverso previsioni di pagamenti rateali che vengono adempite regolarmente e non sussistono debiti nei confronti di INPS, INAIL e CNCE e gli importi dovuti all’Agenzia delle Entrate siano di modico valore.

Pertanto, se la società è attiva e dimostra di essere in grado di adempiere, seppur con difficoltà, alle proprie obbligazioni, non potrà essere dichiarata fallita, venendo meno lo stato di insolvenza.

Ove il ricorso per la dichiarazione di fallimento venga respinto per la mancata sussistenza dello stato di insolvenza, potendo questa essere accertata solamente in seguito all’istruttoria prefallimentare, il Tribunale di Parma ha stabilito, inoltre, che non sussistono i presupposti per la condanna alle spese processuali del creditore istante, qualora quest’ultimo abbia promosso la procedura concorsuale perché risultavano superati i requisiti di cui all’art. 1 l.f. e il credito dallo stesso vantato superava il limite fissato dall’art. 15 l.f.

Tribunale di Parma, sentenza del 05 settembre 2018

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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