Crisi e procedure concorsuali

Dichiarazione del terzo pignorato e successiva compensazione ex art. 56 L.F.

La dichiarazione positiva del terzo pignorato nella procedura esecutiva, in seguito dichiarata improcedibile per il sopravvenuto fallimento del debitore, non preclude allo stesso di eccepire in compensazione, anche nell’eventuale giudizio ordinario instaurato per il pagamento del debito da parte del  fallimento, un proprio controcredito.

Cass., sez. I, 4 marzo 2015, n. 4380 (leggi la sentenza

In particolare, la questione riguarda l’ammissibilità dell’eccezione di compensazione proposta dal terzo nel giudizio per il pagamento del debito promosso dal fallimento in luogo del fallito, ove lo stesso terzo, nella previa esecuzione intrapresa da un creditore, abbia reso la dichiarazione ex art. 547 c.p.c., omettendo di rendere nota la sussistenza di un maggior controcredito derivante da altri rapporti facenti capo al medesimo debitore.

La Corte di Cassazione, con la pronuncia in argomento, ha chiarito che nel giudizio di espropriazione presso terzi sono parti necessarie soltanto il debitore e il creditore, rimanendo del tutto estraneo al giudizio il terzo pignorato, il quale è chiamato ai soli fini della dichiarazione in qualità di “debitore del debitore”,  ovvero in considerazione del suo dovere di prestazione verso il titolare del credito.

Pertanto, in ragione della predetta mancanza della qualità di parte nel procedimento esecutivo, anche qualora il terzo rendesse nota l’esistenza di un proprio controcredito, tale dichiarazione non assurgerebbe ad un’eccezione di compensazione in senso proprio.

La dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c., consistendo in una mera dichiarazione di scienza, atto tipico endoprocessuale con funzione complementare al pignoramento, tuttavia, non preclude al terzo di eccepire la compensazione nei suoi rapporti diretti con il debitore principale qualora il procedimento esecutivo si sia estinto per qualunque ragione. Ciò, peraltro, in considerazione del disposto di cui all’art. 632 c.p.c., per il quale l’estinzione del processo esecutivo prima dell’avvenuta aggiudicazione o dell’assegnazione rende del tutto inefficaci gli atti compiuti nell’ambito della procedura, ivi compresa, quindi, la dichiarazione del terzo.

Nell’ambito concorsuale, la facoltà dei creditori di compensare i debiti verso il fallito con i crediti dagli stessi vantati, è espressamente riconosciuta dall’art. 56 L.F.. Trattasi di una facoltà di compensazione che ricomprende anche crediti illiquidi ed inesigibili, per i quali, tuttavia, è necessario, comunque, accertare l’anteriorità alla dichiarazione di fallimento.

In conclusione, quindi, l’improcedibilità del procedimento esecutivo per sopravvenuto fallimento del debitore, nel cui ambito il terzo abbia reso dichiarazione positiva ex art. 547 c.p.c., omettendo di rendere noto il controcredito, non preclude al medesimo di eccepire, anche nell’eventuale giudizio intrapreso dal fallimento per il recupero del credito, la compensazione con il proprio controcredito.

22 febbraio 2016

Matilde Sciagatam.sciagata@lascalaw.com

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