L'indennità di occupazione è percepita dal Custode giudiziario

Destinazione degli utili a riserva straordinaria e abuso della maggioranza

Il fondamento positivo dell’abuso delle regole della maggioranza è da rinvenirsi nelle clausole generali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di società.

Affinchè una deliberazione assembleare sia annullabile per abuso di maggioranza, occorre che questa non trovi alcuna giustificazione nell’interesse della società, per essere il voto dei soci di maggioranza ispirato al perseguimento di un interesse personale ed antitetico rispetto a quello sociale.

L’applicazione di questi principi, “porta ad esprimere un giudizio di ingiustificatezza di un compenso così elevato, molto prossimo ai valori dell’utile non distribuito” deliberato in via straordinaria ed in favore di un solo consigliere a cui era riconducibile la maggioranza del capitale sociale, il quale costituirebbe di per sé violazione del principio di buona fede nell’esecuzione del contratto sociale ed evidente lesione del diritto di partecipazione agli utili patrimoniali spettanti alla minoranza.

A tali conclusioni è giunto il Tribunale di Vicenza, con sentenza pubblicata il 12 maggio 2020, n. 852 con cui è stata annullata la delibera assembleare impugnata.

L’attrice, socia di minoranza di una s.p.a., in particolare, impugnava la delibera assembleare con cui – per il terzo anno consecutivo e nonostante l’andamento positivo della società ed i ricavi in costante ascesa – si disponeva la destinazione a riserva straordinaria degli utili ed, al contempo, la corresponsione di un compenso degli amministratori in misura fissa e di un ulteriore compenso molto elevato a favore di un solo membro dell’organo amministrativo al quale (guardacaso) faceva capo la maggioranza del capitale sociale.

Nel caso specifico, emergevano numerosi elementi connotanti l’abuso della maggioranza, quali:

  • la remunerazione straordinaria di un solo membro dell’organo amministrativo a cui facevano capo le società titolari della maggioranza del capitale sociale, per un importo peraltro molto rilevante (euro 1.839.000,00) se rapportata agli utili non distribuiti (euro 2.802.787,00);
  • la mancata distribuzione di utili per il terzo anno consecutivo;
  • l’entità complessiva degli utili accantonati a riserva straordinaria per effetto del nuovo accantonamento (complessivi euro 12.843.760,00);
  • i ricavi sempre in crescita costante;
  • gli utili costanti;
  • il patrimonio netto in ascesa.

Con l’occasione, il Tribunale ha altresì ribadito che “il diritto del socio agli utili spetta solo se e nella misura in cui l’assemblea ne disponga la determinazione”, non potendo il giudice sostituirsi ad una decisione di spettanza esclusiva di questo organo. Per tale ragione, veniva respinta la richiesta di condanna della convenuta al pagamento degli utili non distribuiti.

Trib. Vicenza, 12 maggio 2020., n. 1497

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
European Banking Authority: servizi finanziari a distanza e tutela del consumatore

In base ai principi generali (art. 1372, 1373 c.c.), una volta che l’assemblea ha riconosciuto all...

Corporate

European Banking Authority: servizi finanziari a distanza e tutela del consumatore

Il Tribunale di Milano, con una recente sentenza, ha stabilito che nel caso in cui un amministratore...

Corporate

L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

L’ampiezza dei poteri degli amministratori di società di persone deve essere verificata unicament...

Corporate

X