La chiara rappresentazione del contratto derivato

Derivati quotati ed informativa

La vicenda posta all’attenzione della Corte d’Appello di Venezia trae origine dalla chiusura di rapporti operata dall’intermediario, anche rispetto a posizioni “aperte” relativamente a contratti derivati, consolidato per l’investitore di perdite economiche.

Ovviamente, la scelta dell’intermediario non è accettata dal cliente che, tra le contestazioni che muove nei confronti della società convenuta, fa rientrare non solo l’inadempimento informativo rispetto alla rischiosità degli investimenti, ma anche la mancanza dell’informativa prevista dall’art. 55 del Regolamento Consob n. 16190/2007.

Il primo grado si conclude in senso sfavorevole per l’investitore atteso il rigetto delle domande risarcitorie proposte con riguardo alla operatività in strumenti finanziari derivati (operatività andata avanti per quasi quattro anni): il Tribunale di Padova (con sentenza n. 2/2016) accerta una contraddittorietà di fondo nell’azione proposta dal cliente, poiché da un lato censura l’operatività riferendone la pretesa inadeguatezza e, al contempo, lamenta il fatto che vi sia stato un blocca ex abrupto della banca in relazione ai rapporti allorquando venuti meno i margini di garanzia.

In sede d’appello la Corte ribadisce la contraddizione delle argomentazioni dell’investitore e si sofferma sull’aspetto giuridicamente più rilevante, relativo proprio all’informativa dovuta dall’intermediario in relazione alle posizioni ai sensi dell’art. 55 del regolamento citato (“Gli intermediari che svolgono il servizio di gestione di portafogli per clienti al dettaglio o amministrano conti di clienti al dettaglio che includono una posizione aperta scoperta su operazioni con passività potenziali, comunicano al cliente eventuali perdite che superino una soglia predeterminata convenuta tra l’intermediario e il cliente non più tardi della fine del giorno lavorativo nel quale la soglia è superata, o, qualora tale soglia venga superata in un giorno non lavorativo, della fine del giorno lavorativo successivo”.)

Trascurando il dato, comunque importante, per cui permane l’appellante ha meramente indicato come “prive di valore” e “contestate” le comunicazioni rimesse dalla banca in ordine alle perdite del cliente, il Collegio ricorda che “le comunicazioni in esame hanno un valore informativo, sicché dalla loro omissione non consegue necessariamente una pretesa risarcitoria. Occorre infatti che il cliente non si sia reso autonomamente conto della perdita maturata dal derivato, sì che il danno può configurarsi nell’aggravio della perdita della posizione non tempestivamente chiusa”.

Dal punto di vista allegativo, il giudice del gravame osserva che il cliente “non ha allegato di non essersi reso conto del superamento della soglia predeterminata e di avere perciò mantenuto aperto posizioni negative. Del resto, non si discorre di una singola operazione speculativa, non chiusa tempestivamente, ma di centinaia di operazioni compiute con cadenza giornaliera, che talvolta permettevano di conseguire guadagni e più spesso comportavano perdite, talvolta consistenti. Ciò nonostante, [l’appellante] continuò ad operare in derivati con necessaria consapevolezza che l’entità delle perdite superava il capitale di riferimento”.

Quanto alla successiva interruzione dei rapporti con chiusura delle posizioni “aperte” la Corte sottolinea che non poteva esistere un obbligo per la banca di “bloccare l’operatività del cliente in strumenti derivati” e ciò perché “né l’art. 55 Reg. Consob n. 16190/2007, né altra norma o clausola contrattuale prevedono l’obbligo dell’intermediario di intervenire chiudendo le posizioni aperte ed inibendo il compimento di ulteriori operazioni”. Contrattualmente l’intermediario è legittimato ad intervenire nel caso in cui siano venuti meno i margini di garanzia, “mentre si sarebbe resa inadempiente agli obblighi contrattuali se avesse precedentemente chiuso posizioni in derivati aperte dal cliente in presenza di margini di garanzia”.

Corte d’Appello di Venezia, 24 luglio 2019, n. 3078

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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