Gestione patrimoniale, tra trasparenza dei costi e prova dell’informativa

I derivati di copertura secondo la Corte d’Appello di Milano

Non serve al sottoscrittore di un contratto derivato la mera affermazione di inutilità economica del contratto per liberarsi dello stesso, così come “scenari probabilistici” che diano asseritamente una possibilità ridotta di copertura.

Tali sintetiche valutazioni sono state poste dalla Corte d’Appello di Milano alla base delle motivazioni che hanno condotto al rigetto del gravame proposto avverso la sentenza n. 1005 dell’anno 2016 resa dal Tribunale di Monza.

In particolare, confermando le statuizioni del Tribunale brianzolo, il Collegio conferma che “il contratto in esame era stato stipulato con finalità di “copertura del rischio dell’oscillazione dell’indice assunto come parametro del tasso del mutuo ipotecario”, in quanto la cliente aveva interesse a “cautelarsi contro eventuali effetti delle variazioni dell’indice di riferimento del mutuo stesso”, poiché “la cliente era esposta al rischio di oscillazione al rialzo del tasso euribor, in quanto il sottostante contratto di mutuo era a tasso variabile, il Giudice di prime cure ha correttamente osservato che “la mutuataria aveva un evidente interesse a neutralizzare gli effetti delle oscillazioni del tasso di interesse applicato al mutuo, interesse che, conseguentemente, costituisce la causa del contratto di swap”.

Analizzando il contratto, poi, la Corte conferma la piena validità dello stesso: “lo stesso meccanismo con il quale il derivato operava in concreto consentiva il raggiungimento della dichiarata finalità di protezione”, in quanto “il contratto in esame, infatti, era un interest rate option di tipo cap e prevedeva un tasso soglia  – c.d. “tasso-strike” – oltre il quale la Banca avrebbe accreditato il relativo differenziale a favore della cliente; con lo scendere del tasso di interesse, invece, l’andamento del derivato avrebbe consentito alla cliente di ottenere i benefici derivanti dall’abbassamento dei tassi di interesse del contratto ipotecario”.

In definitiva, meritevolezza di tutela, che utilitaristicamente emerge dal rilievo per cui “nel caso di rialzo del tasso euribor, la cliente avrebbe compensato il maggior indebitamento verso la Banca con gli importi derivati a suo credito dall’esecuzione del contratto derivato; nel caso di ribasso dei tassi di interesse, la cliente avrebbe compensato gli importi dovuti alla banca per effetto del contratto derivato, con i benefici ottenuti dall’abbassamento dei tassi d’interesse del contratto di mutuo”.

Non è dunque tanto nell’analisti di scenari probabilistici che la Corte d’Appello pone le proprie valide ragioni di rigetto dell’impugnazione proposta, quanto invece nell’analisi delle caratteristiche del contratto derivato che, di fatto, aveva la propria ragion d’essere nelle volontà manifestate dalla cliente.

Corte di Appello di Milano, 14 maggio 2019, n. 2118

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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