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Deposito telematico e rimessioni in termini

Con l’ordinanza in commento la Suprema Corte ha cassato la sentenza con cui la Corte d’Appello di Napoli aveva dichiarato l’inammissibilità dell’opposizione proposta e rigettato l’istanza di rimessione in termini poiché, la ricevuta attestante il deposito negativo era pervenuta oltre il termine perentorio per la proposizione dell’opposizione stessa.

Com’è noto, al deposito di un atto giudiziario tramite PCT seguono quattro distinte PEC di ricevuta, che confermano il buon esito del deposito stesso.

La prima è la ricevuta di accettazione, inviata dal sistema in automatico a conferma dell’inoltro della busta all’ufficio destinatario; segue immediatamente la ricevuta di consegna che attesta la ricezione del plico telematico da parte della cancelleria; questa seconda ricevuta fa fede ai fini della tempestività del deposito, anche se solo in via provvisoria e subordinata alla ricezione delle due successive ricevute; con la terza ricevuta, viene effettuata una prima analisi della busta mediante controlli automatizzati, all’esito dei quali il sistema può riportare tre tipi di anomalie, differenti in base alla gravità e alla possibilità da parte dell’operatore, di forzare manualmente l’accettazione.

L’ultima ricevuta, la quarta, è inoltrata a seguito di un controllo manuale (pertanto discrezionale) da parte del cancelliere; solo con la ricezione di quest’ultima PEC la busta viene caricato all’interno del fascicolo telematico e diviene visibile alle controparti, così consolidando gli effetti provvisori della seconda ricevuta (art. 16 bis legge n. 179/2012)

Tuttavia, data la carenza di personale e il sovraccarico di lavoro degli uffici giudiziari, non è insolito che trascorrano diversi giorni prima che la cancelleria accetti manualmente il deposito ed inoltri la quarta ricevuta.

Nel caso in esame, giunto al vaglio della suprema corte, erano trascorsi ben 9 giorni tra il deposito dell’atto e l’apertura del plico, pertanto parte ricorrente aveva ricevuto l’esito negativo (la quarta ricevuta) quando, ormai il termine perentorio per il deposito dell’atto era ampiamente spirato; di più, la terza ricevuta non aveva preavvisato alcuna problematica che potesse ingenerare dubbi sul buon esito del deposito.

La Suprema Corte ha ritenuta fondata la richiesta di rimessione in termini del ricorrente il quale aveva posto affidamento sul buon esito della terza ricevuta, pervenuta senza alcun anomalia, e sulla base del fatto che, il rifiuto del deposito avvenuto manualmente da parte della cancelleria diversi giorni dopo (con contestuale invito a procedere a iscrizione a ruolo con nuovo deposito), non inficia comunque il principio di raggiungimento dello scopo, rappresentato dalla generazione della terza ricevuta pervenuta regolarmente.

Deve infatti, ritenersi perfezionata la fattispecie del deposito, che sarà connotato da mera irregolarità quanto all’identità del fascicolo di destinazione, e altresì da raggiungimento dello scopo, ovverosia nel portare a conoscenza la cancelleria dell’avvenuto deposito.

Ha pertanto errato la Corte d’Appello nel non considerare che l’atto era comunque giunto a conoscenza dell’ufficio che avrebbe ben potuto provvedere alla sua regolarizzazione quanto all’iscrizione a ruolo previo invito alla parte, ma senza procedere a rifiuto, e, comunque nel ritenere non sussistenti i presupposti per la rimessione in termini.

Cass., Sez. II Civ., 11 giugno 2019, ordinanza n. 15662

Andrea Romaldo – a.romaldo@lascalaw.com

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